Circolare destra
I dati sono ormai disponibili su tutti i media. La sintesi è già quasi un luogo comune: il PDL cresce ma non come sperava, il PD cala ma non come credeva, cresce l’UDC, come l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro e la Lega Nord, i comunisti delle varie confessioni spariscono dalla scena parlamentare europea. Si potrebbe parlare di sconfitte e vittorie percepite più che reali, come i sondaggi che ubriacano la nostra attuale classe politica. Se andiamo a vedere più in fondo, termina oggi con queste elezioni europee, che tutti i votanti hanno percepito come un referendum sul Governo Berlusconi e sulla nuova leadership del Partito Democratico, l’ossessione bipartitica che ha determinato la cultura politica della cosiddetta “Seconda Repubblica”, dai referendum di Mario Segni fino alla stessa costituzione del PDL dal “predellino” di Piazza San Babila e dalla fusione a freddo di vecchia sinistra democristiana e postcomunisti che ha partorito podalicamente il PD. Il Centro Destra non assorbe elettori centristi di vecchia lealtà democristiana, la Lega rimane sorda alle sirene del PDL berlusconiano, anzi cresce di più dove più è radicato il Popolo della Libertà. L’Italia dei Valori di Antonio di Pietro stavolta non sbaglia sintassi né grammatica elettorale, arrivando in quasi tutte le circoscrizioni intorno all’8% dei consensi. Ciò implica che, se si gioca al gioco dell’antiberlusconismo puro e duro, come spesso ha fatto il PD, allora c’è chi ha il marchio più affidabile e noto sul mercato elettorale, Antonio Di Pietro. L’idea che la crisi politica e morale della Prima Repubblica si potesse risolvere semplicemente semplificando il quadro politico, importando il modello bipartitico anglosassone e quindi riducendo le “estreme” o accorpandole in due grosse semidemocrazie cristiane in alternanza tra di loro, e che quindi il “costo della politica” fosse solo un problema di numero di partiti e di eletti, poteva venire in mente solo a un americano “de” Roma come il personaggio interpretato da Alberto Sordi. La crisi italiana era di “costo” della politica, ma anche di efficienza, di reclutamento della classe dirigente, di rapporti tra poteri elettivi e non elettivi, di crisi internazionale e di fine della guerra fredda. Senza affrontare tutte queste questioni in modo approfondito, credendo che si dovesse solo ridurre l’appetito dei partiti marginali o arrivare ad una alternanza tra schieramenti, come se questa garantisse dalla corruzione, è stato l’errore originario della Seconda Repubblica. Infatti la realtà si vendica sulle teorie: non solo l’UDC cresce, e crescono partiti come la Lega Nord fuori dal perimetro settentrionale che l’ha vista nascere, ma si moltiplicano situazioni frazionistiche all’interno degli schieramenti maggiori, come è stato il caso della Lista MPA-Pensionati-la Destra in Meridione e la diversa definizione dei percorsi elettorali di candidati del PD e del PDL. Tutto fa pensare che ritornerà il frazionismo nei due partiti maggiori, e probabilmente, se il PD rafforzerà l’asse Franceschini-D’Alema, o se il secondo sceglierà di candidare un ex-PDS alla Segreteria, e potrebbe essere il caso di Bersani, allora Rutelli e Enrico Letta, verificata la loro estraneità al nuovo PD e la stabilità dell’UDC, potrebbero ritornare, da vivi si intende, alla Casa del Padre. Berlusconi dovrà guardarsi, all’interno del PDL, da un asse forte con la Lega, che solo Giulio Tremonti può gestire e che gli altri maggiorenti del PDL non possono creare con Umberto Bossi e i suoi dirigenti. La lega Nord è una cosa seria, al di là delle apparenze: è radicata nei “poteri forti”, al Nord, ben più di tanta Forza Italia, o del PDL attuale. Le partite vere si giocheranno nel riassetto dei poteri finanziari ed economici che sono in mano a Tremonti e che il Ministro dell’Economia sa gestire con estrema attenzione. In questo sistema potrebbe ritornare ad avere voce in capitolo l’UDC, non tanto come partito postdemocristiano di centro ma come una sorta di Forza Italia del centro-Sud, un partito padronale (Caltagirone per mezzo del genero bolognese) che riuscirebbe a muovere elettorati di interesse insieme a aree di voto d’opinione. Incredibile e ingenuamente autodistruttiva è stata la gestione, da parte del PDL, della crisi nella giunta siciliana di Lombardo, a pochi giorni dal voto, e ancor più strana è stata la debolezza del PDL nel reagire alle azioni di stampa sul caso di Noemi Letizia e delle polemiche contro Berlusconi di molti importanti quotidiani stranieri. L’isolamento del Cav. in quei frangenti, evidente tra i suoi ministri e nel suo entourage, segna l’inizio di lotte intestine che diverranno fortissime in futuro. Il PD passerà in una fase nella quale verrà fuori il suo carattere di cartello elettorale tra vecchia DC di sinistra e poscomunisti in fase di rettificazione del pensiero, come la chiamava Mao Zedong. IL PDL è un partito che appare come cartello elettorale, il PD è un cartello elettorale che sembra un partito. È probabile che il Partito Democratico si stabilizzi nella situazione attuale. Per non essere esistette, come diceva Pessoa di Re Sebastiano del Portogallo. Conteranno sempre di più le strutture interne ai vecchi partiti e le fondazioni, come ItalianiEuropei di D’Alema e Giuliano Amato o FareFuturo di Gianfranco Fini, strumenti agili ed efficaci per gestire attività di stampa, propaganda e soprattutto collegamento con i poteri forti, che è il vero “buco” della attuale classe politica italiana. E soprattutto meccanismi capaci di escludere un ceto medio politico inetto, spesso ricattabile, poco attento ai rapporti con i poteri forti nazionali e internazionali, legato a lobbies locali. Quando le élites cadono, o si rivelano incapaci, vi è sempre qualcuno o qualcosa che le sostituisce.
[10 giugno 2009]

