Circolare sinistra
Ne abbiamo avuto ancora una volta conferma, i risultati elettorali possono essere letti in qualsiasi modo, specialmente se non portano alla formazione di un governo, come quelli delle elezioni europee. Anche questa volta si è ripetuto il consueto esercizio retorico che ogni esponente politico mette in mostra all’indomani di ogni elezione. Tra questo esercizio retorico abbastanza scontato e la costruzione di una strategia discorsiva di un partito c’è molta differenza. A sinistra, la cosa si farà interessante dopo il ballottaggio delle Amministrative tra quindici giorni, perché sarà allora che si vedrà se l’esercizio retorico si trasformerà in una coerente strategia discorsiva, per il PD e la sinistra cosiddetta radicale, in primo luogo, ma anche, se lo includiamo nello strano mondo della sinistra italiana, l’IDV. Quest’ultimo è avvantaggiato e da alcune dichiarazioni di Di Pietro si può già intravvedere la possibile strategia che potrà essere confermata o meno dai risultati delle Amministrative. Di Pietro si propone come promotore di un’alleanza di tutte le forze politiche antiberlusconiane, senza guardare ai simboli ma alla sostanza dei programmi e alla qualità delle persone. E, come se non bastasse per la povera sinistra radicale italiana, di rappresentare e di proteggere gli interessi di lavoratori precari, di cassaintegrati e delle fasce più deboli che questa non può fare perché non è riuscita ad accedere alle istituzioni.
Le prime dichiarazioni degli esponenti delle due lista a sinistra del PD confermano quello che già si sapeva. Sinistra e Libertà tende la mano al PD, che per il momento non si muove, ma tutto sarà giocato alla luce dei risultati delle alleanze locali e dai movimenti che ci dovranno pur essere al prossimo congresso del PD. L’altra lista, quella capitanata da Ferrero, si chiude orgogliosamente nella rivendicazione della propria identità, rischiando di non vedere che sta andando verso un vicolo cieco.
Quello che in apertura ho chiamato il consueto esercizio retorico, il PD lo ha messo in scena oscillando tra dimensione europea e situazione italiana del voto. In breve, nel contesto europeo che vede un calo pressoché generalizzato dei partiti che a vario titolo si definiscono progressisti e l’aumento di quelli conservatori, oltre che il successo di partiti di estrema destra, xenofobi e antieuropeisti, aver contenuto Berlusconi non è cosa da poco. Sì, è aumentata la Lega, ma il dato può essere letto anche positivamente: gli equilibri nella destra possono incrinarsi. In definitiva, quello che importava era avere conferma o meno della validità del progetto del PD, e il 26,1%, a detta dei dirigenti del PD, è più che sufficiente per avere questa conferma. Infatti, il PD probabilmente sarà tra le forze progressiste europee quella che avrà il maggior numero di rappresentati al parlamento europeo. Collocandola così in una posizione di leadership, tanto da farsi promotrice della formazione di un nuovo raggruppamento parlamentare.
Tutto sommato quest’analisi presentata dai dirigenti del PD regge, ma per quanto? Non credo per molto, occorre che al più presto la retorica ceda il posto alla strategia, detto in altri termini, che il progetto del PD che secondo i dirigenti del partito è stato confermato trovi una strategia discorsiva chiara attraverso la quale sia comunicato anche a chi non l’ha ancora capito, e sono molti.
[10 giugno 2009]

