Città panico
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CITTÀ PANICO che segnalano, meglio di tutte le teorie urbane sul caos, il fatto che la più grande catastrofe del ventesimo secolo è stata la città, la metropoli contemporanea ai disastri del Progresso.
Il "museo dell'incidente" è proprio lei, questa megalopoli che si crede il centro, l'omphalos di un'umanità finalizzata; questa METACITTÀ che non ha più (realmente) luogo, poiché essa si rifiuta ormai di situarsi qui o là come faceva così bene la capitale geopolitica delle nazioni.
In effetti la bolla "metapolitica" della globalizzazione si prepara a scoppiare a sua volta, liberando una moltitudine di spazi critici devastati dai dissensi interni di una guerra civile mondiale senza paragone con quelle, locali, di un tempo.
Bolla finanziaria, bolla immobiliare, bolla di queste nuove tecnologie dell'immagine e della comunicazione (NTIC) che avranno soprattutto comunicato la rovina e il disastro. Tanti scoppi a ripetizione che segnalano, prematuramente, quello della "bolla geopolitica europea" dovuto a un allargamento sconsiderato, Ma soprattutto, fatto ancora più grave, lo scoppio della bolla metageofisica della cosiddetta mondializzazione. Colonia virtuale di uno pseudo-"sesto continente" in condizioni di assenza di gravità, le cui virtù cibernetiche conducono l'umanità alla carcerazione delle proprie idee di verità e di libertà.
(da Paul Virilio, Citta Panico, Raffaello Cortina Editore, 2004)

