Clemente J. Mimun
Meno male che l'ex-direttore del TG1 non voleva fare polemica...
Ha concluso la sua esperienza al maggior telegiornale italiano dicendo, in sostanza, che è stato cacciato dal nuovo governo, nonostante la sua direzione abbia mantenuto il primato sugli altri tg nazionali, nonostante i conti economici fossero in ordine.
Ma tutto questo non è una giustificazione alla linea editoriale di un tg che, per tradizione, corrisponde a criteri
governativi. E credo utile e corretto che il nuovo governo, come ha fatto il precedente scegliendo proprio Mimun, abbia scelto un giornalista di sensibilità e grande esperienza (anche internazionale) come Gianni Riotta.
Perché Mimun, dopo 12 anni di conduzione di tg, prima su Rai2 poi su Rai1, non ha pensato utile la sostituzione ai vertici di testate giornalistiche della tv pubblica, in primis per il TG1? Come mai non ha pensato che il ricambio, anche generazionale, non può che far bene alla Rai e al sistema dell'informazione? Perché è stato esemplare in negativo, dimostrando un forte attaccamento alla poltrona di una carica che non appartiene al suo arbitrio?
E fino a qui le domande si addensano attorno a questioni che hanno a che fare con l'attaccamento al potere che gli esseri umani dimostrano, più o meno, in vari campi delle loro attività sociali.
Il problema più grave però si pone quando si analizza un altro passaggio dell'editoriale finale di Mimun. Cioè quando ha detto, in sostanza, che la "scatoletta televisiva" dovrebbe essere soltanto luogo di informazione e non sede di "battaglie campali".
Siamo d'accordo, ma luogo di quale informazione?
Quella più vicina al centrodestra o quella più vicina al centrosinistra?
Quella che ha fatto demotivare spesso tanti redattori del TG1, per un'eccessiva sudditanza della linea editoriale al premier Berlusconi, più che alla intera ex-compagine governativa?
O davvero un giornalista d'esperienza come Mimun vuole far credere ai suoi amati telespettatori (salutati "uno per uno") che l'informazione è neutra?
Non è corretto da parte di un direttore che ha avuto la libertà di condurre il maggior telegiornale nazionale per 4 anni e mezzo, ed è stato messo lì dal passato premier (proprietario del maggior concorrente Rai), lamentarsi perché il nuovo governo (nella fase di riassestamento dei palinsesti televisivi) ha scelto un suo bravo e rispettato collega.

