Contro Lippi

di Sergio Nieri

Non ho voluto compromettere la parabola di Sky con buona parte della mia vita privata, e allora ho deciso di buon grado di non abbuffarmi di calcio in questo Mondiale ad alta definizione satellitare e tuttavia sbertucciato dall'allarme minerario delle vuvuzelas. Un frastuono pazzesco, rigorosamente collettivo, direi una sorta di controcanto locale al rito del calcio cosmico proposto da Sky con tre portate al giorno. C'è profonda indignazione nel mondo dell'utenza televisiva per i decibel del concerto sudafricano; c'è sconcerto negli interpreti più sofisticati del calcio internazionale per questo mitico fuori programma, almeno quanto le traiettorie del pallone pazzo che trasforma i calciatori in "donne cannone" e i portieri in clown goffi e involontari. Soltanto ieri ho ceduto alla tentazione satellitare di un amico, e il circus sudafricano è entrato nelle mie pupille con la stessa intensità fluorescente con cui un bambino di cinque anni prende atto della funzione sociale della nonna e del lupo nella favola di Hansel e Gretel. Ho visto un signore dai capelli bianchi e un mantello rosso di nome Lippi da Viareggio tentare inutilmente di esorcizzare l'inerzia favorevole ai bancari della Nuova Zelanda con una macumba di inutili e grottesche sostituzioni. Ho visto gli analisti finanziari di bianco vestiti (al contrario dei prestigiosi All Blacks) sottrarsi al lupo dai capelli bianchi con la stessa astuzia di Hansel e Gretel e l'intelligenza di Pollicino. Alla fine gli astuti ragazzotti oceanici, già derisi dai soloni della nostra stampa sportiva, si sono sottratti allo sterile agguato dei nostri miliardari con la destrezza di chi non ha nulla da perdere e l'ottimismo di chi non è interessato alla gloria televisiva, tanto meno quella rutilante e esibitiva di un campionato di calcio. Gloria razionata e ricomposta dai frames di Sky come un vetro di Murano, gloria evocata con toni e spirito gutturali da telecronisti militanti e nazionalisti. In questo secondi soltanto agli insopportabili commentatori di Rai Uno, cui Costanzo e Galeazzi danno quel tocco di Ambra Jovinelli che non guasta mai. Alla fine il lupo dal mantello rosso e dai capelli bianchi  è sceso negli spogliatoi e ha parlato non senza un pesante imbarazzo e improbabili scusanti. "Non ci sono fenomeni che sono rimasti a casa", riferendosi agli unici Pollicino di casa nostra, cioè Cassano e Balotelli, che lui aveva divorato nella fase delle convocazioni nel terrore di perdere leadership, visibilità e l'assoluto controllo dello spogliatoio. Chissà come andrà a finire. Intanto l'Italia s'è "persa" nell'immenso e squassante pollice verso delle vuvuzelas.
 
[23 giugno 2010]