Corruzione e Seconda Repubblica
La sempre cosiddetta Prima Repubblica è morta a causa di alcuni errori, che si ripetono, con la petulanza degli idioti, nella attuale fase politica. Il primo errore da matita blu è stato ritenere che il problema fosse la classe politica. Uno snob cafone aveva detto che il popolo italiano era migliore dei suoi parlamentari, e tutti lì a ripetere questa sciocchezza, tra un orologio sul polsino e una cravatta sul maglione. No, caro avvocato, chi elegge un pendaglio da forca in cambio di un pacco di pasta, un posto di usciere o una scarpa spaiata, magari la sinistra, non è affatto migliore del demagogo che ha scelto. E gli imprenditori? Dal 1975 ad oggi, l’azienda di Corso Mirafiori ha acquisito, da quei politici così cafoni, 220mila miliardi di lire, per una manodopera di 250 mila addetti diretti e di 350mila operai dell’indotto, all’epoca. Oggi siamo a quota 30mila, tra diretti e operai dell’indotto. L’aiuto del governo alla FIAT, nel 1988, per il solito Mezzogiorno, fu di 6.059 miliardi di lire, in conto capitale o interessi, e la legge 488 per il sempre più solito Mezzogiorno, dal 1996 al 2000, ha concesso al gruppo così chic altri 328 miliardi di lire in conto capitale. Insomma, in tutti gli anni ’90 il governo ha dato agli orologi sul polsino 10mila miliardi di lire, ricavandone 6.500 di imposte. E non parliamo delle rottamazioni, che sarebbe un altro capitolo divertente. E, quando l’ azienda così chic decise una sua politica globale, andò subito ad infognarsi nel Sudamerica che (lo sapeva anche il portiere dell’ISPI, Palazzo Clerici, Milano) stava per essere dollarizzato per poi riversare sui latinos tutta la carta straccia di Washington. E pensare che l’Avvocato avrebbe potuto chiedere lumi al suo amico Kissinger.
Poi arrivò il dollaro “alto”, e l’inflazione a tre cifre. In Toscana li chiamano “bischeri”, e mi riferisco qui alla nota torta omonima che si fa nel piano di Pisa. Ma non dimentichiamoci dell’ENI. L’affare ENICHEM, nacque sulla base di una supervalutazione pilotata delle quote MONTEDISON, gestita da Raul Gardini, per oltre 600-800 miliardi, un regalo a colui che poi fu “suicidato” per aver venduto, senza riferirne, una società di cementi nella quale avevano investito bei soldini le cosche mafiose legate a Totò Riina.
Il PCI-PDS prese una “mazzetta” per aver proposto il 20 ottobre 1989 (come riferiscono i meno smemorati giudici del pool di Milano) una “leggina” per defiscalizzare la nuova joint venture della chimica nazionale. Insomma non è proprio vero quello che ci hanno detto fino alla noia, cioè che i politici erano tutti ladri e invece gli imprenditori neanche per un momento. Sia Silvio Berlusconi che il più ruspante (ma accidenti al meglio, come dicono i toscani) Umberto Bossi hanno costruito le loro fortune sulla loro estraneità di fatto alla “classe politica”, ma per il Cav. c’è la storia di EDILNORD e poi di MEDIASET e dei suoi diritti televisivi, per non parlare del resto, mentre per il sacerdote del Dio Po ci sono gli affari tragicomici della CREDITEURONORD, di certi fantomatici villaggi turistici nella ex-Jugoslavia, per non parlare della quota della maxitangente ENIMONT, e qui ritorniamo alla Prima Repubblica, che il povero “cassiere” leghista di allora incassò e per questo patì i suoi guai.
La politica è l’arte dell’inganno, in un certo senso, ma non si deve esagerare e, soprattutto, non si deve ingannare sé stessi, a pena di cadere miseramente. Primo errore, dunque: aver ucciso la classe politica caricandola di tutti gli errori che imprenditori, dirigenti pubblici, banchieri avevano compiuto tutti insieme appassionatamente. Seconda idiozia della ideologia della “Seconda Repubblica” è la importazione ingenua di miti che funzionano, quando accade, in altri climi politici. Il “bipartitismo perfetto” non risolve il costo della politica, basterebbe guardare ai dati di Transparency International (www.transparency.org) sugli USA, dove i dati sia bancari che governativi danno un 12% delle spese pubbliche che se ne va in corruzione. E, comunque, gli States hanno una Presidenza potente, non un bravo notaio come la timorosa e fin troppo antifascista Repubblica Italiana, e l’inquilino di Pennsylvania Avenue ha un forte tasso di autonomia amministrativa, in politica estera e, per molti aspetti, nel sistema finanziario. La Gran Bretagna, meno adorata dai nostri orologi sui polsini, ha la Monarchia, che gestisce, anche lì con una moral suasion che arriva anche allo sganassone in privato, il sistema della politica estera, l’intelligence (ed è per questo che il SIS e MI6 funzionano ancora piuttosto bene) e gran parte dei più importanti civil servants.
Quindi, il bipartitismo, per funzionare abbastanza bene (ma oggi Cameron governa, dal solito 10 di Downing Street, con il libdem) ha bisogno di un “potere forte”, di un “terzo nel diritto” che, se lo si proponesse in Italia, bollerebbe chiunque come “fascista”. E pensare che se c’è mai stato un potere mediatorio, in questo Paese, è stato quello di Benito Amilcare Andrea M.
Terzo errore della Seconda Repubblica, che la porterà ad una non lacrimata e speriamo rapida fine, è quello di credere che la fine della guerra fredda sia stata la fine della crisi italiana. Falso: la guerra fredda non è mai finita, è passata dal confronto militare (che spesso è stato vicinissimo all’ora zero) a quello geoeconomico. L’URSS, ovvero il Primo Direttorato del KGB, dove all’epoca Putin era nella “riserva attiva” dopo le sue missioni nella DDR, ha fatto fuori il PCUS ed ha aperto, con un po’ di maquillage democratico e pluralista, il suo mercato ai capitali esteri, per poi utilizzarli come nuova forma di proiezione e condizionamento esterno. Lo farei anch’io, se fossi un decision maker a Mosca. Non a caso le truppe di élite ALPHA del KGB non collaborarono al tentato golpe della struttura contro Eltsin e Gorbaciov dell’agosto del 1991.
Quindi i due partiti nati dall’illusione del “liberi tutti” dopo il sistema bipolare sono destinati a morire: i postcomunisti e i democristiani di sinistra si romperanno le tempie sul nuovo assetto dei poteri mondiali, che oggi la crisi economica globale e l’inesistenza della UE mascherano, e i seguaci dell’immobiliarista televisivo saranno destrutturati dalla inanità del loro progetto: non c’è una Italia “ricca” da liberalizzare (cosa che, peraltro, non hanno fatto) ma c’è una crisi pluriennale che spingerà il nostro Paese nella fascia di serie B della UE e del Mediterraneo, insieme ai Balcani, alla Grecia, a certi Paesi del Maghreb in fase di crescita.
Nella Prima Repubblica i politici erano ladri perché erano incapaci e mal selezionati da un popolo ugualmente incapace di selezionare il grano dal loglio, nella Seconda alla sua sperabile e rapida fine i politici, oltre a mantenere una certa incapacità a seguire il Settimo Comandamento, sono incapaci e basta. Ma oggi la posta è ben più grande.
[14 dicembre 2010]


