Cultura Google
Da luogo a luogo, tutta la conoscenza umana - è stato annunciato dai managers di Google, Larry Pag e Sergey Brin - verrà dunque resa disponibile on line.
Stiamo parlando della digitalizzazione, ripresa dopo un'interruzione nel mese di novembre, di decine di milioni di volumi; tutti quelli contenuti nelle biblioteche di New York, Harward, Stanford, Oxford e della Michigan University.
Tutti questi volumi saranno trasformati in file, accessibili collegandosi al motore di ricerca Google (società il cui valore di mercato stimato è di 130 miliardi di dollari).
Quello che Google fornirà sarà solo l'accesso, nient'altro che l'accesso gratuito alla cultura dell'uomo. Ma che cos'è questo accesso? È il condursi da luogo a luogo, il varcare la soglia di un altro luogo; l'ingresso, l'entrata in uno spazio altro.
Tutto qui. È certamente vero: i volumi che rappresentano l'intera cultura e storia dell'uomo saranno accessibili. Ma del tutto indimostrato risulta essere quel teorema che dice che l'accesso a una cosa produca l'interesse verso quella cosa.
E l'accesso a una certa cosa, sicuramente, non è né può essere il possesso di quella cosa. Da luogo a luogo, insomma, si può transitare solamente: senza neppure accorgersi del luogo verso cui si sta andando, senza neppure capire dove si è (alla fine) finiti.
Dal fatto che i libri saranno accessibili nella rete, non si può evincere che il singolo utente della rete vi accederà per conseguenza.
O che, per questo, si sentirà spinto ad accedervi.
O che, ancora per questo, vi accederà più facilmente che se tutti quei testi fossero stati esposti sugli scaffali di una libreria, o in quelli della Biblioteca Comunale della sua città oppure sopra la stessa mensola che sta nel salotto buono della sua casa.
L'accesso, in se, non è che mera possibilità.
Come tale, esso non ha davvero nulla a che vedere con l'attualità che, come si sa, è sempre stata tutta un'altra cosa.

