A cura di Ernesto L’Arab e Roberto Pasanini, CON LE MANI DELLA POESIA

Alessandro Agostinelli, Lidia Are Caverni, Enrico Bagnato, Ferdinando Banchini, Giorgio Bàrberi Squarotti, Vittoria Bartocci Salvato,Antonietta Banagiano, Anna Capobianco, Lorian Carsochie, Francesco De Crescenzo, Domenico De Luca, Antonio De Marchi, Francesca Di Nola, Nicolino Longo, Maria Marcone, Enzo Minarelli, Renato Minore, Antonio Motta, Roberto Pasanini, Natalizia Pinto, Adela Rascondi, Giuliana Rosini, Cristanziano Serricchio, Cosma Siani, Joseph Tusiani, Liliana Valentini, Gabriella Valera Gruber, Davide Zoccolan.
Sono questi gli autori scelti e raccolti dai curatori Ernesto L’Arab e Roberto Pasanini nell’antologia Con le armi della poesia pubblicata nel settembre 2007 per le Edizioni dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli.
Difficile dire quale criterio li unisca. Potrebbe essere quello geografico piuttosto che quello tematico. Non è certo il criterio generazionale. Sta di fatto che sono tali le esperienze qui proposte da rendere impossibile ogni tentativo di riconoscimento del filo che lega gli autori, eccetto i nodi tessuti dalle scelte dei curatori (uno dei quali presente come autore).
Difficile anche capire perché L’Arab nella sua corposa introduzione si dilunghi su alcuni autori, quasi a volerne a tutti i costi giustificare la presenza come riscatto di un torto critico subito, mentre per altri non dica nulla malgrado proprio a costoro passati in taciuto appartengano i versi più luminosi dell’antologia.
Del resto ogni antologia esprime prima di tutto un punto di vista certo, ed è sempre quello dei curatori (come insegna ancora oggi Mengaldo, sui criteri personali del quale molto è stato detto e si continua a dire); punti di vista che poi discendono su ogni singolo autore che subisce così un taglio primitivo di lettura su cui poi cadrà l’attenzione del lettore che opererà un’ulteriore scelta.
È un circolo vizioso alla fine quello che si instaura tra il curatore e il lettore; in mezzo a loro si erge l’opera sfaccettata nei suoi molti autori e nelle sue molte voci.
Confesso che fatta eccezione dei nomi noti nel panorama nazionale canonico, degli altri autori nulla conoscevo e nulla avevo letto prima di questa scelta. E in questo sta di certo uno dei pregi più evidenti del volume: dare uno spazio non solo di visibilità, quanto piuttosto di lettura a chi da sempre si dedica alla poesia senza trovare il modo di farsi conoscere.
Inutile, e non è retorica, dare ora in poche righe il sunto di una poesia; e non è questo un modo elegante per ritrarmi da una sorta di dovere della critica. Ma è davvero impossibile rendere conto di ogni singolo episodio senza incorrere nel pericolo di fare il doppio o peggio ancora il verso all’intera antologia.
Basterebbe citare pochi versi di Alessandro Agostinelli, cui va l’onore/onere di aprire le danze, per calarsi con forza nel nervo scoperto della poesia contemporanea qui selezionata: «sento di me / l’osso del tempo / consuma dietro i giorni, / densità e peso, / e intasa la memoria: gorgo crescente» (p. 29). Ogni singola voce ridice e ripete prima al proprio autore poi al lettore un senso di inadeguatezza del poeta che non trova chi l’ascolti senza compromessi. Antonietta Benagiano rincara forse la dose: «Al mio paese chi posso abbraccia / ora che il coturno ha perso l’ali / e di logos s’allaccia? / chi oltre il sorriso ipocrisia?» (p. 63). E come lei altri ancora. Ma ripeto, non posso rendere conto di tutti senza rischiare un’antologia dell’antologia.
Fabio Michieli


