Dall'Atlantico agli Urali

Il trattato costituzionale dell'Unione Europea è stato firmato questa mattina dai rappresentanti dei venticinque Paesi membri e delle istituzioni comunitarie, durante una cerimonia tenuta a Roma, in Campidoglio, cioè nel luogo dove fu sottoscritto, quarantasette anni fa, il 25 marzo 1957, l'accordo che sancì la nascita dell'allora Mercato comune europeo (Mec), nucleo originario dell'attuale Unione, e dove da allora sono depositati e conservati tutti i trattati.
L'Osservatore Romano, 2004
Io intendo l'Unione europea come il generoso tentativo di dare all'Europa, per la prima volta nella sua storia, un ordine che cresca dalla libera volontà di tutti e sia fondato sulla reciproca comprensione. Un ordine stabile e solido, fondato non solo su accordi militari o politici, ma sulla stretta cooperazione tra le nazioni e i cittadini europei. [...] Sono [...] convinto che nei prossimi anni [la Costituzione] assumerà una forma ancora più semplice, più comprensibili e più concisa, in modo che in futuro i bambini potranno conoscerla già nei primi anni di scuola.
Vaclav Havel, 2004
"Gli spettri degli Anni Trenta non torneranno a turbare le menti delle generazioni future".
Carlo Azeglio Ciampi, 2004
Adolf Hitler voleva un'unica Europa, con a capo i tedeschi e senza troppi stranieri tra le palle. L'Europa, invece, sarà una sola, con a capo i tedeschi e senza troppi stranieri tra le palle.
Giorgio Gasperini, Quasimodo 1990
Il Colosseo, il Partenone, il Louvre e la porta di Brandeburgo fanno parte della storia che si chiude con la fine della guerra fredda. Il presente è altrove. È qui [negli Stati Uniti], e si gioca martedì eleggendo il nuovo presidente. È in Iraq e in Palestina. È in Cina. Perché stupirsi, allora, che i media [americani] non abbiano dedicato spazio a quel che è accaduto ieri a Roma, cioè la solenne firma del Trattato costituzionale europeo? "Dopo tutto è una cerimonia", spiega un collega del Washington Post. E dice che non si tratta di insensibilità, ma di senso della notizia. No news, insomma, in Campidoglio. Il New York Times, il quotidiano che dedica più attenzione alle cose europee, a parte le elezioni americane e il suo scoop (in parte confermato ieri da un video della Abc che msotra soldati Usa in un deposito pieno di esplosivi, forse quelli poi scomparsi), ha in prima pagina la malattia di Arafat e una colonna dedicata alla complessa transazione...della banca centrale cinese. L'Europa appare a pagina 3 con un ampio pezzo da Berlino sull'impatto delle presidenziali Usa.
Stefano Cingolani, Il Riformista 2004
Lo spettacolo - bisogna dirlo - è di prim'ordine. Berlusconi nell'allestimento dei set da kolossal ha un talento speciale, glielo riconosce anche l'odiata stampa estera: la sua è una catering diplomacy. Scriveva sabato il Financial Times: "Italy provides the food and drink while others negotiate the substance". Al rinfresco ci pensiamo noi. La diplomazia del catering ha dato in appalto (è un modo di dire inesatto: ha dato in concessione diretta ad alcune aziende di fiducia) l'esclusiva delle riprese tv, i lavori di costruzione dei tendoni, la preparazione dei gadget per i giornalisti, il ristoro in senso stretto e parecchio altro. Sull'esclusiva delle immagini ad Euroscena, ormai potentissima società tv privata di fiducia del premier, i sindacati Rai hanno avuto da ridire fino al punto da far leggere nei telegiornali della sera un comunicato di protesta: "Avevamo i mezzi per fare da noi, è un episodio di privatizzazione del servizio pubblico". Grave, certo, ma anche di questo agli osservatori stranieri cosa vuoi che interessi?, cosa possono sapere di Mario Catalano, lo scenografo della Carrà e poi di palazzo Chigi, plenipotenziario dello spettacolare evento?, tutt'al più racconteranno che la regia era di Franco Zeffirelli, quello di Romeo e Giulietta.
Concita de Gregorio, La Repubblica 2004
Il primo studio sistematico sulla politica europea dell'Italia - scritto da Roy Willis oltre trent'anni fa - parlava di una nostra vocazione a essere il "cerimonial heart", il cuore cerimoniale della Comunità. Da allora le conferme non sono mancate [...] C'è dunque una continuità [...] in questa vocazione della politica estera italiana a sottolineare la presenza più che la sostanza. La "politica del sedere" - come la definì a suo tempo l'ambasciatore Pietro Quaroni - è stata un tratto tipico della nostra condotta internazionale almeno da quando, trent'anni fa, Valery Giscard d'Estaing cercò di escluderci dal G5 e noi corremmo a lamentarci da Henry Kissinger, venendo così ammessi (assieme al Canada) a "sedere" al tavolo del G7, salvo poi non avere nulla da dire agli altri commensali. [...] Il problema è l'eventuale scarto fra la dimensione "cerimoniale" in sé e il ruolo diplomatico effettivo svolto dall'Italia. La vistosità dell'una rischia di mettere ancor più in evidenza la limitatezza dell'altro.
Il Foglio quotidiano, 2004
Fin da ragazzo mi sono sempre detto: "L'Europa non fa parte veramente della nostra storia, siamo nati in Nord America, l'isola della tartaruga"... E non ho mai pensato che le mie radici fossero europee, così come la nostra cultura non lo è. Ci sono dei legami, basta pensare alla nostra lingua, che è un ricettacolo di ruberie... Ma non penso che la cultura americana sia sinonimo di europea. Questo per dire che non penso né ho mai voluto che la cultura occidentale fosse la mia cultura. [...] Perché ci sono due cose che mi hanno sempre lasciato sospettoso, nella cultura europeo-occidentale, quella per intenderci che arriva fino al Mar Caspio: troppo "ego" e troppa separazione tra uomo e natura.
Gary Snider, Lo Specchio 2004
È stato l'ultimo a firmare, il primo a ripartire e l'unico assente al pranzo di gala offerto da Carlo Azeglio Ciampi. Dopo la cerimonia in Campidoglio, ventiquattro capi di stato o di governo si sono seduti a tavola al Quirinale per celebrare la storica giornata, ma il venticinquesimo, Tony Blair, era già salito sul suo aereo per rientrare a Londra. Come mai?
Enrico Franceschini, La Repubblica 2004
"Ho bisogno ancora di un po' di tempo, ma sono sicuro di poter mettere insieme una squadra migliore". Manuel Barroso lascia Roma con il suo "rimpastone" ancora incompiuto. Ma con un impegno dei governi che gli hanno dato un'iniezione di fiducia: le sue indicazioni saranno ascoltate. [...] Perché lo scenario della girandola dei portafogli tra gli uomini della sua vecchia squadra, ormai, sembra tramontato. [...] è chiaro che il fattore di rischio per il futuro del Barroso-bis non è il solo Rocco Buttiglione. Con lui sono in bilico almeno altri due dei sette commissari designati che sono stati più criticati dal Parlamento europeo. L'olandese Neelie Kroes, liberale e l'ungherese Laszlo Kovacs, socialista. Un popolare [l'italiano Buttiglione], una liberale e un socialista. Non a caso: una rinuncia per ciascuna delle tre grandi famiglie politiche europee.
Enrico Singer, La Stampa 2004
Come di consueto nelle grandi riunioni internazionali destinate a condensare i simboli per proiettarli sul futuro, anche questa in Campidoglio soddisfa al meglio le necessità di ogni rituale: la firma della prima "Costituzione europea" - in realtà un trattato internazionale che mette ordine ai numerosi trattati precedenti, riorganizza il diritto europeo, riafferma i valori di cultura e identità dell'Unione, e ne stabilisce gli obiettivi - serve anche per ricordare il cammino compiuto da quel giorno fondante di 47 anni fa attraverso le successive trasformazioni dell'Europa, da "Comunità economica europea" a "Unione europea". Serve a fissare nuove ambizioni e nuovi obiettivi, a riflettere sul significato di una cerimonia che chiude una fase della storia dell'Ue e ne apre un'altra: dinamica e propositiva se il Trattato sarà ratificato da tutti i Paesi membri, non importa se con voto parlamentare o per referendum. Conflittuale e potenzialmente disgregante nel caso qualche Paese, [...] come la Gran Bretagna o [...] la Francia, la respingerà.
Emanuele Novazio, La Stampa 2004
[...] l'Europa è fatta, facciamo gli europei. Ma non è così. L'Europa è fatta? Davvero? Quale Europa? È stata fatta la Costituzione, ma anche quella a scartamento differenziato: i francesi saranno chiamati a esprimersi attraverso il referendum [...], mentre noi la riceviamo così, bella e pronta perché, come ha orgogliosamente rivendicato il ministro Frattini, noi italiani rivendichiamo il primato dell'approvazione. Il che è bello, ma non troppo partecipato. L'Europa ieri si è festeggiata, si è ritrovata, ha brindato (con l'eccezione di Tony Blair che andava di fretta ed è tornato di corsa a casa), ha letto una Costituzione voluminosa come un elenco del telefono ma più chiara, dice Valery Giscard d'Estaing, di certi testi di letteratura italiana, e dunque ormai è fatta, è fatta anche bene, ma se per caso fosse fatta male dovremmo comunque andare avanti con ottimismo.
Paolo Guzzanti, Il Giornale 2004
Agli europeisti questa Costituzione non piace. Anche quando non lo ammettono, lasciano intravedere disappunto per un'occasione perduta. Si consolano ricordando che la strada dell'integrazione è stata da sempre piena di buche, blocchi stradali, deviazioni, inversioni di marcia. Ma conoscono le falle di un testo che è stato progressivamente mutilato delle sue norme più efficaci. Sanno che il sistema di voto permette la formazione di "blocchi del no", in grado di paralizzare l'unione. Sanno che il criterio dell'unanimità (meglio: il diritto di veto) vale per le questioni più legate al concetto di sovranità: fisco, esteri, difesa. E sanno infine che il ministro degli Esteri dell'Ue, nel rappresentare la linea dell'Europa, dovrà essere vago e reticente, se non addirittura muto. [...] occorrerà tirare avanti, con i piedi per terra, senza voli pindarici, senza la retorica del pessimismo e dell'ottimismo.
Sergio Romano, Il Corriere della Sera 2004
Ieri Roma ha vissuto un tempo e uno spazio surreali. Il cielo, di un grigiore tristissimo, si è rifiutato di piovere: la pioggia è segno di vita. Io sono fra i pochi romani che sono rimasti nella città ridotta a deserto, non tanto per le solite partenze del fine settimana, quanto per l'enorme isola creata nei luoghi più sacri dell'antichità per proteggere tutti i potenti qui radunati per la firma della Costituzione europea. Proteggere da chi? Da eventuali terroristi? No. Per quanto questa possa sembrare la risposta ragionevole, il significato è stato ben altro, e lo si è percepito come se fosse stato gridato ad altissima voce: l'Unione Europea nasce senza i cittadini, senza i popoli.
Ida Magli, Il Giornale 2004
La festa in Campidoglio era finita da otto ore e le tenebre erano ormai scese sui Palazzi romani quando Silvio Berlusconi, con una dichiarazione netta quanto un colpo di spada, ha tagliato il nodo Buttiglione. Il candidato-commissario bocciato dal parlamento europeo "resterà ministro", e un diverso nome sarà indicato dal governo al presidente Barroso. [...] Berlusconi, così, ha pagato con la sua ritirata una politica europea viziata sin dall'origine da un errore di calcolo, laddove il presidente del Consiglio aveva ritenuto che un rapporto super-privilegiato con l'America di Bush avrebbe reso più influente l'Italia anche nella cornice dell'Unione. Il posto del "pontiere" era invece già occupato da Blair, e dopo che la guerra irachena ha diviso i governi europei l'Italia si è scoperta a rischio di isolamento [...].
Franco Venturini, Il Corriere della Sera 2004
La firma, in sala Oriazi e Curiazi, dura mezz'ora. Emozionante l'arrivo di Ciampi, commosso e reduce dal pace-maker. Ordine alfabetico secondo la dizione del paese nelle rispettive lingue. Apre il Belgio chiude l'Inghilterra. Firmano 25 primi ministri e 25 ministri degli esteri. In due casi firmano in tre: cinquantadue in tutto, più i sei dei paesi osservatori (l'ex re Simeone di Bulgaria, i leader turco e rumeno con ministri): cinquantotto persone di cui quattro donne [...]. Inno alla Gioia, fine. Giù di sotto, nel cortile dei Musei, foto di gruppo davanti alla statua di "Roma assisa fra i barbari", oggi per rispetto dei barbari cofirmatari indicata solo come "Roma assisa". Segue colazione al Quirinale.
Concita de Gregorio, La Repubblica 2004


