Democrazia e TV

Sono di pochi giorni fa le due notizie per cui Bush jr. chiede al Congresso degli USA 80 miliardi di dollari per finanziare nel 2005 le guerre in Iraq e in Afghanistan, e le tv americane sbarcano in forze a Baghdad per le elezioni. Due facce della stessa medaglia: la veemenza della democrazia tesa a tacitare, insieme al terrorismo, anche ogni possibile rigurgito culturale non propriamente occidentale. Sì, perché ci sono nazioni e nazioni. Se parliamo dell'Arabia Saudita, dove governa un regno antiquato come quello della famiglia saudita, va bene. Se il governo del luogo discute le questioni del petrolio allora serve la democrazia. Certo, siamo convinti che non fosse giusto ignorare tiranni che in modo pretestuoso giocavano sui contratti con le compagnie petrolifere occidentali e in più affamavano i loro popoli. Tuttavia, sembra che Bush jr. abbia intenzioni serie per il Medio Oriente, se con un deficit casalingo di 855 miliardi di dollari si permette di fare una richiesta così esosa (80 milioni di dollari) al Congresso per operazioni militari. Eppure il valore della "democrazia forzata" non è convincente. E le parole di John Stack, vicepresidente del dipartimento notizie della Fox News (tv vicina ai Bush), sono esemplari di questa azione coercitiva che si sta mettendo in atto in Iraq: "Desideriamo raccontare la storia della democrazia in azione [...] il 30 gennaio sarà una data importante nella storia di un paese che sta inseguendo la libertà". Non vogliamo fare le Cassandre e speriamo davvero che gli iracheni sappiano gestire questa loro prima possibilità elettorale, che sappiano davvero fare un uso pratico della democrazia e si rendano prima possibile autonomi dal terrorismo e dai proclami democratici mistificatori.