Desmond Morris, LA SCIMMIA NUDA

Tascabili Bompiani 2008
saggistica
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Può apparire spiazzante il saggio che lo zoologo Desmond Morris ha dedicato all’animale uomo, per il metodo e il linguaggio. Infatti ne “ La scimmia nuda” Morris studia l’uomo in maniera scientifica, in quanto unica specie di scimmia, tra centonovantatre specie, non ricoperta interamente di peli. Ne esamina le caratteristiche fisiche, i comportamenti sessuali, le varie fasi dello sviluppo e gli aspetti relazionali, con una comparazione costante tra uomo e primati: “la scimmia nuda è il  più sensazionale di tutti i primati viventi…fortemente sensuale, caratterizzata dalla formazione della coppia e da diversi aspetti eccezionali; una mescolanza complessa di un passato di primati con notevoli modificazioni da carnivori”.
Da allora sono cambiati i significanti ma non i significati: al posto di “caccia” oggi si dice “lavoro”, al posto di “rifugio di base” oggi si dice “casa”, invece di “territorio di caccia” si dice “posto di lavoro”; ma intanto lo sviluppo del cervello “che ha accompagnato la trasformazione da semplice abitatore della foresta in un cacciatore animato da spirito di collaborazione, ha consentito che esso si occupasse dei miglioramenti tecnologici”. Prendendo in considerazione tutti gli aspetti della formazione della persona e i comportamenti, Morris non trascura nemmeno la omosessualità, definendola “malsana perché non porta alla generazione della prole”, ma considerandola una pseudo copula praticata da molte specie, che non ha niente di insolito dal punto di vista biologico, addirittura “fondamentalmente preziosa…perché non contribuisce alla esplosione della popolazione”. Se la scimmia nuda ha guadagnato la posizione eretta e la perdita quasi totale dei peli, purtroppo ha perso vantaggi importanti: non sono da sottovalutare i vantaggi delle altre scimmie, che alla nascita si aggrappano ai peli della madre e vi rimangono fisse a lungo per assicurarsene il contatto. Al neonato uomo non rimane altro che il pianto e il sorriso per reclamare la vicinanza della madre, e ciò ha portato allo sviluppo di un sistema educativo che garantisca comunque sicurezze durature. Molte sono le somiglianze tra primati e uomo: quando arriva il momento della esplorazione del mondo “se a dei giovani scimpanzè vengono dati l’occasione e i mezzi adatti, essi dimostrano un entusiasmo uguale al nostro nell’esplorare le possibilità di tracciare dei segni su un foglio di carta pulito”. Morris  riconosce lo stesso comportamento in situazioni di stress, che porta a gesti stereotipati sia il primate che la scimmia nuda, ne esamina le reazioni in condizioni di aggressività, dove la bilancia è a favore dei primati, se è vero che lo scimpanzè aggredito stende la mano in gesto di sottomissione, pur con il rischio di ricevere un morso, gesto “implorante che serve e placare l’animale più forte”. Niente sfugge delle nostre ossessioni, delle nostre tensioni all’esame dello zoologo,  che vede anche la nostra ricerca di un dio come risposta alla necessità di una figura dalla potenza assoluta, “in grado di mantenere unito il gruppo”. Ed anche la società, dove si creano reti di conoscenze e intorno ad ogni individuo, altro non sarebbe che un intersecarsi degli antichi gruppi tribali; l’alimentazione del progredito scimmione nudo non differirebbe nei principi alimentari da quella dei suoi antenati cacciatori, il rito dell’igiene personale dei primati si sarebbe amplificato in molteplici forme nella scimmia nuda. Una analisi inquietante, che guarda al di là delle sovrastrutture della nostra società e ci fa riflettere sulla parte animale di noi uomini,  secondo lui non sostanzialmente cambiati dai giorni della nostra lontana apparizione. Un invito indiretto a considerare in modo oggettivo la “nostra semenza”, a ritrovare la bussola del buonsenso e dell’equilibrio naturale, forse ad abbassare un po’ le tronfie certezze che ormai contraddistinguono la nostra specie?

Marisa Cecchetti