Di là dall'Oceano
Finalmente Barack Obama è a tutti gli effetti il 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Su come cambierà la politica americana sia interna che estera si sono avventurati molti commentatori politici e non solo, ci saranno molti cambiamenti e si farà sentire la differenza dalla disastrosa Amministrazione Bush, questo è sicuro. Al di là però delle politiche pubbliche concrete che il nuovo presidente realizzerà e di quanto esse saranno conformi alla direzione indicata durante la campagna elettorale, sarà interessante vedere se Obama riuscirà appieno a tradurre in pratica di governo le capacità di mobilitare e di coinvolgere i cittadini americani che ha dimostrato durante la campagna (il video-settimana qui accanto ci mostra proprio la capacità di coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e nel servizio sociale). È su questo che voglio concentrarmi, non tanto però sulle capacità di coinvolgere di Obama, che sono innegabili e già ampiamente discusse, ma piuttosto su quelle dei cittadini americani ad attivarsi, con uno sguardo un po’ là (America) e un po’ qua (Italia).
Vedere l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca ha acceso il desiderio di molti di noi che avrebbero voluto essere lì. La mente va ai milioni di americani che hanno sostenuto Obama durante tutto il suo cammino verso la Casa Bianca, sia con piccole donazioni di denaro che attraverso la loro attività di volontariato. Provo un po’ d’invidia per tutti questi attivisti: mi sarebbe piaciuto essere uno di loro. Diciamo che mi accontenterei anche solo di avere una possibilità simile in Italia. Già l’Italia, se solo azzardo il paragone mi deprimo…
Però voglio rimanere lucido, almeno per un po’, non voglio cadere anch’io nel facile errore: l’Italia è un’altra cosa, e molte volte ce lo dimentichiamo. Il nostro sguardo atlantico, spesso non lucido, ci fa dimenticare delle differenze fondamentali tra Stati Uniti e Italia che vanno a incidere sulla realizzazione dei nostri progetti politici. Uso il noi per riferirmi in genere agli italiani e a questo nostro richiamo indistinto agli Stati Uniti. Il nostro guardare al di là dell’oceano è un’attività in cui ci impegniamo costantemente ma con risultati spesso deludenti, nel senso che quasi mai riusciamo a replicare in Italia le cose migliori dell’America, e così prendiamo tutto quello che arriva in modo acritico o, peggio ancora, costruiamo la nostra visione del mondo su un indistinto richiamo a quello che di buono c’è in America.
In questo processo è caduto anche il PD, che palesemente, orgogliosamente ha un deciso sguardo orientato al di là dell’Atlantico, forse anche troppo immobile verso quella direzione, tanto da rischiare di non vedere né l’Italia né il resto d’Europa. Se si vuole un minimo di integrazione europea, un dialogo tra partiti europei che si ritengono simili – quali? – dovrebbe esserci, ma di questo ne riparleremo tra qualche mese, con l’avvicinarsi delle elezioni europee. Lo sguardo del PD, o meglio dei sui dirigenti o dei suoi padri fondatori è stato, come quello della maggior parte degli italiani, non molto lucido nel guardare al di là dell’oceano. Dico non lucido in quanto non è riuscito o non ha voluto vedere le differenze. Uno sguardo appannato da facili, quanto improbabili successi nel proporre modelli lontani.
Rischiamo anche adesso di ricadere nei nostri consueti errori con questo processo di idealizzazione della figura di Obama? Si rimarrà delusi? Non lo so, e neanche mi importa, quello che mi attrae è la capacità degli americani, della società americana quindi di ricostruirsi come comunità intorno a un progetto politico. In Italia questo non è possibile, almeno con gli stessi mezzi americani. La differenza sta principalmente a mio modo di vedere nel differente spirito civico degli americani e degli italiani e nelle differenti modalità di impegno civico. Non è tanto una questione di quantità, che pure è rivelante, ma piuttosto di modalità. Forse è utile ricordare quanto osservato dal famoso pensatore politico dell’Ottocento Alexis Tocqueville nel suo De la démoctratie en Amérique (1835-1840) a proposito della differenza tra il ruolo dell’associazionismo nella democrazia americana e quello svolto nei paesi europei: “La maggior parte degli europei vede nell’associazione un’arma di guerra che si prepara frettolosamente per sperimentarla subito sul campo di battaglia” (Tocqueville, La democrazia in America, Rizzoli, 1982, p. 202). Questa osservazione fotografa una differente situazione sociale e politica tra gli Stati Uniti e, per quello che ci interessa qui, l’Italia, che in qualche modo può essere utile a spiegare la differenza di rapporti tra partiti politici e reti associative nei due paesi. Per farla breve, dopo la seconda guerra mondiale, in Italia, la mancanza di un associazionismo promotore di una cultura civica e partecipativa è stata superato dall’integrazione politica fornita dai due grandi partiti di massa e dalle reti associative collegate direttamente o indirettamente a essi. Quando poi uno è crollato, l’altro ha smantellato la sua rete associativa, puntando tutto sui professionisti mettendo da parte gli attivisti, senza però tenere conto che là (USA), dove i partiti avevano una struttura leggera, c’era un associazionismo civico non controllato dai partiti ma che forniva indipendentemente loro persone civicamente educate, insomma gli attivisti necessari per partiti leggeri e professionalizzati. Qua, in Italia, per avere persone capaci e volenterose all’impegno civico era necessario che i partiti le preparassero direttamente.
Questo in sintesi e con enormi semplificazioni il motivo per cui difficilmente ci troveremo, noi italiani, a vivere un’esperienza politica come quella che oggi stanno vivendo i sostenitori di Obama, se non ci saranno degli auspicabili cambiamenti di direzione, tutt’altro che scontati per il momento.
Allora, per favore, non guardiamo l’insediamento di Obama invocando sulla sua scia un leaderismo ispirato anche qua, perché, cosi facendo, ancora una volta, si cercherà la soluzione semplice, si guarderà solo la superficie del fenomeno, dimenticando l’elemento fondamentale, cioè i cittadini. Detto questo, in bocca al lupo a Obama!
[20 gennaio 2009]

