Di Pietrino
C’è apprensione per il grande dibattito sulle elezioni politiche, che promettono di essere catartiche e imprevedibili. Il grande assente di questa prima fase è il Cavaliere: le mancate spallate gli hanno lussato la determinazione antagonista del 2006. Di Pietro ha provato a svegliarlo, proponendo una sola rete a Mediaset, ma Veltroni e D'Alema lo hanno marcato stretto, contenendone la furia.
Dopo l'intervento vecchio stampo dell'ex giudice, pare che Veltroni abbia conosciuto un'ulteriore impennata di popolarità.
Il problema però, al di là della girandola delle dichiarazioni e delle smentite, è politico. Ragionare sui sondaggi è francamente limitativo. Sarebbe come giustificare il mercatino radicale (un ministro, nove deputati, un budget per le spese) andato in onda nei giorni scorsi sui giornali di De Benedetti. È ancora credibile un Di Pietro crocevia della legalità e depositario dei buoni valori antiberlusconiani nel sistema politico prossimo venturo?
Di Pietro chiede di assumere provvedimenti politico-amministrtivi in attuazione di una sacrosanta sentenza della Corte Europea e poi viene stoppato dal suo capocordata. Di Pietro occhieggia le procedure di infrazione che riguardano il nostro sistema politico economico d’antan e invia segnali d'allarme destinati a perdersi nel vuoto, anzi negli echi di qualche serata mondana a Cortina d'Ampezzo (con Colaninno e i Veltroni Boys). Di Pietro pretende l'Italia del sì, dimenticando di avere perduto grinta e affidabilità legalitaria nei meandri di una Legge Obiettivo (di Berlusconiana memoria) che ha sostanzialmente confermato nel suo impianto e nelle sue aspirazioni. Il silenzio consociativo gli è valso 30 miliardi di stanziamento per le infrastrutture in Finanziaria e una polizza assicurativa sul finanziamento pubblico del suo partito a "chiamata personale". Un Di Pietro che si fa dire no è un Di Pietrino che si flette al proposito d'alemiano di non "espropriare" le televisioni. Un Di Pietrone farebbe prigionieri politici. Un Di Pietrino, al massimo, potrebbe dare una riverniciata ai contenuti del suo apparentamento.
Ma che valore ha un Di Pietrino oggi sul taxi di un comodo apparentamento?
Ho la sensazione che il Partito Democfratico stia cominciando a fare “prigonieri”.
Putroppo, non berlusconiani.
[24 febbraio 2008]

