Diaz: lotta armata di stato
Nel 2001, a Genova, c’è stato un branco di delinquenti che ha fatto irruzione in una scuola, di notte. E nel buio della notte ha caricato le persone che stavano dormendo. Un gruppo consistente di teppisti, con caschi, manganelli d’ordinanza, mazze, catene e tutto quello che serve a colpire, menomare, uccidere. Sul campo sono rimasti feriti, contusi, persone inermi svenute dalle botte e dai lividi. Il gruppo di malviventi ha continuato a picchiare e pestare a sangue. Uno di loro (vicequestore) ha dichiarato che il branco picchiava tutti, soprattutto quelli già feriti stesi a terra, le persone sanguinanti e prive di sensi.
In Vietnam gruppi di soldati americani, intontiti dall’eroina diffusa ampiamente nell’esercito, compivano azioni assassine contro civili inermi, donne e bambini. La guerra corpo a corpo, la giungla di sangue, aveva asportato loro l’umanità; la droga li aiutava a non comprendere l’aberrazione delle loro azioni.
A Genova non sappiamo se i poliziotti terroristi di stato fossero drogati. Vista la mattanza forse c’è da supporre che anche tra le forze di polizia circoli droga che serve a disinibire, permettendo di massacrare cittadini inermi.
Questi poliziotti terroristi di stato hanno messo in pratica ordini ricevuti dai loro superiori, secondo un progetto sistematicamente punitivo. La loro è stata una lotta armata contro la popolazione, contro gli italiani. Avevano giurato fedeltà alla bandiera e alla Costituzione, ma hanno tradite entrambe come gruppi di guerriglia armata. Sono stati protagonisti di una battaglia contro i principi democratici e costituzionali, e hanno attuato una pratica eversiva contro tutto ciò che dovrebbe rendere autorevole una Patria.
Oggi sappiamo che queste azioni eversive, di questa lotta armata contro semplici cittadini, pacifici e inermi, è praticabile, perché un tribunale della Repubblica ha sancito che alla Diaz, a Genova, non è successo tutto quel trambusto che la stampa racconta. Oggi sappiamo che la giustizia non passa dalle aule dei tribunali e che lo spregio delle istituzioni è ciò che certe istituzioni mettono in atto.
I figli e le figlie dei poliziotti terroristi di stato, di Gasparri, di De Gennaro, di Luperi, di Gatteri e di tutti i responsabili dell’azione terroristica alla Diaz ricordino di avere il buon gusto di non andare mai a dormire in una scuola pubblica, durante una manifestazione.
Perché la vita umana abbia un senso, perché esprimere il proprio libero pensiero possa essere ancora un diritto, perché la democrazia sia la sostanza del vivere associato, la giustizia non basta, l’indignazione non serve, il monito politico non ha valore.
Per proseguire a vivere in una società rozza, vecchia, becera, violenta, dove lo Stato esprime disvalori, omertà, ipocrisia e dove il potere torce la legge ai propri interessi e asseconda la mortificazione dei cittadini, giustificando e assolvendo lo squadrismo fascista, non basta fare politica, non ha più valore manifestare il proprio sdegno, ma forse occorre porsi in una condizione di difesa attiva.
[15 novembre 2008]

