Dounia et Lylia Bouzar, La République ou la burqa. Les services publics face à l’islam manipulé
Le due autrici, madre e figlia, ci propongono una riflessione che ha per tema la Repubblica francese o il “burqa” e soprattutto gettano una nuova luce sui servizi pubblici e come devono comportarsi di fronte ad un islam manipolato e strumentalizzato. Questo libro merita una particolare attenzione. Non solo compie una disamina complessiva ed articolata di queste tematiche ma consente anche di elaborare delle chiavi di lettura tangibili affrontando problemi concreti, delicati e sensibili di facile strumentalizzazione. Dounia Bouzar antropologa, sociologa e specialista dell’Islam in Francia,è autrice di numerosi libri sulla questione, molti di essi pubblicati da Albin Michel come ad esempio “L’une voilée, l’autre pas” nel 2003,e insieme alla figlia, anch’essa sociologa, ”Allah a t-il sa place dans l’entreprise”?
Il “velo integrale”, “burqa” o “niqab” che sia, è l’espressione eclatante di una patologia sociale e psicologica arcaica che rimanda ad usi e costumi delle società afgane e medio orientali. Criticare questa pratica non significa affatto stigmatizzare la religione musulmana ma anzi aiutarla a distinguersi da un’usanza umiliante, degradante e pericolosa per la salute della donna; infatti una tale pratica spersonalizza la donna nella sua dignità di essere umano. Non si tratta, come molti pensano e credano, di una prescrizione religiosa ma di un barbaro codice il cui messaggio simbolico mira alla sottomissione della donna tramite un sistema patriarcale oppressivo e violento. Ecco perché il “velo integrale” deve coprire un corpo che non appartiene più alla donna ma alla famiglia e alla collettività. Il velo integrale non è altro che l’espressione di un’arretratezza e di un oscurantismo dalle prospettive inquietanti per l’emancipazione della donna e per la civiltà espressione di una cultura e di un comportamento individuale e collettivo, il cui obiettivo è la convivenza civile.
Vi sono almeno due buone ragioni per leggere e meditare questo libro: la prima è una critica argomentata e ragionata delle conclusioni a cui è giunta la commissione parlamentare che ha audizionato tutti i rappresentanti delle istituzioni e della società civile francesi. Per le autrici la questione del “velo integrale” non è altro che la parte emersa di un iceberg: un tema posto da un certo islam manipolato che tenta con diversi mezzi di invadere la sfera pubblica soprattutto per ciò che riguarda i servizi pubblici e tutto quello che ha a che fare con la vita di tutti i giorni, ad esempio le piscine con orari riservati alle musulmane, il rifiuto di essere visitate da medici maschi negli ospedali, senza dimenticare le varie interferenze nelle mense scolastiche, oppure la creazione di classi separate per genere. Ovviamente, come emerge dal libro, si tratta di desideri e di passioni, interpretate come se fossero l’espressione di regole e di prescrizioni religiose. La seconda riguarda l’indagine svolta sul campo dalle due autrici. Il libro rappresenta il frutto di una ricerca estremamente interessate, piena di spunti e di suggestioni per capire come affrontare queste tematiche a partire da criteri che smontano queste “alterazioni dell’islam come religione” e soprattutto come favorire ed incoraggiare un vivere insieme nella diversità e nel rispetto dei valori della laicità come comportamento ed atteggiamento civile. Un libro la cui lettura è consigliabile anzi necessaria per familiarizzarsi con queste tematiche così complesse ma con cui dovremo sempre più confrontarci e convivere.
Ahmed Habouss

