Elezioni in Nicaragua
MANAGUA - Dopo le presidenziali americane, domenica scorsa si è votato per le amministrative in 146 municipi dei 153 che compongono il Nicaragua. In USA, per la notte dello spoglio elettorale, una tv, con un effetto speciale degno di Guerre Stellari, ha fatto apparire un giornalista in studio come se fosse lì presente, mentre era solo l’ologramma della sua figura intera. In Nicaragua, per motivi logistici, alcuni municipi, colpiti con violenza dall’uragano, hanno rinviato le elezioni a marzo.
Queste elezioni sono le prime amministrative dopo il ritorno al potere del Fronte Sandinista di liberazione nazionale e quindi il voto di questi giorni ha un’importanza più grande del semplice voto amministrativo.
I partiti di opposizione vedono questo momento come una opportunità per sottolineare la forte critica al partito di governo e a una gestione della presidenza che ritengono autoritaria e antidemocratica.
D’altra parte per il FSLN si tratta della conferma del consenso specie in relazione agli sforzi di riforma del sistema politico ed economico e vedono tutte le critiche delle opposizioni (compresa quella di Sergio Ramirez, vicepresidente sandinista dal 1984 al 1990) come resistenza alla nascita della democrazia popolare. La chiamata in massa al voto elettorale (sui murales elettorali si legge un Ortega incitante: vamos por mas victorias) con relativo successo, vuole dimostrare una unità di intenti tra governi locali e potere centrale, sottolinea la partecipazione attiva del potere dei cittadini e conferma l’appoggio popolare al nuovo progetto rivoluzionario.
Nonostante il tam tam pressante della campagna elettorale, Il CSE (Consejo Supremo Electoral, organo di controllo nazionale del rispetto delle procedure) fa sapere proprio oggi che l’astensione è stata superiore al 50%. In Nicaragua votano i maggiori di 16 anni in possesso di carta di identità che non si presentino al seggio in stato di ebbrezza.
Secondo le ultime informazioni pubblicate dal CSE sul sito web, il FSLN ha conquistato 866.111 voti corrispondenti al 48,24% e 91 municipi, compresa la capitale e 9 città a capo di dipartimenti.
Il partito liberale costituzionalista (PCL) ha ottenuto 827.583 voti corrispondenti al 46,10%, conquistando 49 comuni e cinque città a capo di dipartimenti; l’Alleanza Liberale costituzionalista, con 76.889 voti ha vinto in tre municipi mentre il Partito di resistenza nicaraguanse con 16.220 voti e Azione Cristiana con 8.483 non sono risultati vincitori in nessuno dei 146 municipi.
Il CSE non ha accolto la richiesta di nuovo conteggio delle schede in Managua, da parte del PCL che ha accusato il FSLN di brogli. Questo ha fatto sì che l’opposizione chiamasse a raccolta i suoi sostenitori e si scatenassero degli scontri di piazza che sono durati fino alla notte del 12 novembre, con la notizia di due morti che però non è stata confermata. Il Fronte, secondo i dati ufficiali ha il 51 % dei consensi contro il 46% dei liberali.
Attualmente c’è ancora grande polemica sui risultati delle elezioni: mentre per i sandinisti la vittoria non si discute, i liberali minacciano di paralizzare le istituzioni dove hanno i rappresentanti. La chiesa cattolica pone dubbi sui risultati elettorali e il governo finlandese sospende un finanziamento di 2 milioni di dollari per progetti in Nicaragua per contestare la farsa democratica. Intanto si prepara la lotta mediatica.
[13 novembre 2008]

