Elezioni e tv

di Sergio Nieri

Da due anni non ricevo le reti Mediaset. Colpa di un’antenna malandrina che non cattura il segnale. Vivo quasi a tetto, ma confesso di non aver mai fatto abbastanza per correggere l'impianto funestato da un inverno particolarmente freddo e ventoso. Una sorta di obiezione di coscienza indotta da cause di forza maggiore  che si accompagnano ai rigori della par condicio televisiva, opportunamente estesa anche alle reti commerciali per questi trenta giorni  di noiosissima campagna elettorale. Una smarcatura progressiva dal controllo mediatico e dalle ormai surreali tribune politiche di questa nuova stagione di buffi compromessi fra la politica, il crimine, il capitalismo finanziario, le telecomunicazioni e gli affari.
Ma in che razza di mondo viviamo?
Ora sono alle prese con un nuovo dilemma. Da alcuni giorni mi rigiro tra le mani la bolletta per il pagamento del canone televisivo della Rai. Già scaduta, perlatro. Il cosiddetto servizio pubblico. Non ho ancora provveduto e rischio seriamente l'iscrizione al ruolo. E poi la scena cara a Eduardo De Filippo dell’ufficiale giudiziario che entra in casa e mi sequestra il vecchio televisore, un autentico gioiello di famiglia. Che fare? Stavo per recarmi al più vicino sportello postale (oggi come oggi un’impresa), ma poi ho desistito. Perché io contribuente onesto dovrei pagare le trasferte sudamericane di Simona Ventura e mantenere il baraccone dell’Isola dei Famosi? Cosa c’entra costei con il servizio pubblico? Per non parlar d’altro, ovviamente. Tipo, non so, Porta a Porta o il Festival di Sanremo. Con l’eroismo di sempre aspetterò l’Esattore. E poi , stancamente, le elezioni.
 
[27 febbraio 2010]