F. Malagnini, Storia della lingua italiana e didattica

Pensa Multimedia, 2010, pp. 350, Euro 22,00
manualistica
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Fortemente voluto dall'autrice, Francesca Malagnini, è uscito per i tipi dell'editore Pensa Multimedia il volume "Storia della lingua italiana e didattica". Si tratta come recita il sotto titolo di un "Percorso di educazione linguistica e analisi di alcuni testi in prosa antica".
Non spaventi la sezione di analisi di testi in prosa antica (curati da Rita Cassani, Carla Tison e dalla stessa Malagnini) perché è totalmente funzionale alla riuscita del libro. Libro felicemente riuscito per la capacità dell'autrice di condurre un'indagine con approccio interdisciplinare.
«Questo volume […] vuole offrire al docente gli strumenti base per lo studio della lingua dell'educazione linguistica, e presentare modelli per l'analisi dei testi in prosa e in verso, antichi e contemporanei» (p. 17). Basterebbe questa semplice e diretta dichiarazione a convincerci dell'utilità di questo volume di Francesca Malagnini, docente di ruolo nelle scuole secondarie e da anni collaboratrice di vari atenei italiani per i quali ha tenuto e tieni corsi di varia natura legati allo studio e all'apprendimento della lingua italiana per combattere il costante e graduale depauperamento della lingua italiana (e i recenti dati sull'analfabetismo che riguardano l'Italia non posso che avallare questo impegno nonché gli strumenti con i quali si cerca di opporsi a questo allarmante fenomeno).
Del resto è l'autrice stessa a dirci che «insegnando nella scuola e continuando a fare ricerca, chi scrive si è resa conto direttamente che scuola e università, purtroppo, sono mondi separati: […] il personale delle due istituzioni non dialoga o lo fa secondo schemi prestabiliti perdendo di vista l'obiettivo primario: ovvero l'istruzione e l'apprendimento dell'allievo, abbia esso dieci o vent'anni o più» (p. 11). Un problema questo che alimenta da anni dibattiti accesi ma che non ha trovato per ora soluzione, dal momento che la risposta ministeriale di ristrutturazione della scuola è totalmente inadeguata per non dire sorda ai suggerimenti che provengono direttamente dalle aule, siano essere universitarie (non estranee a un concorso di responsabilità) siano essere di istituti primari o secondari.
«Lo scopo che ci si è proposti, perciò, è di costruire un ponte tra la pratica dell'insegnamento scolastico e la ricerca universitaria, aggiornando e catalogando i materiali da spendere nella didattica in base ai risultati delle ricerche specialistiche più recenti e innovative» (ibidem); un progetto ardito e forse anche pretenzioso, a cui va tutto il merito di avere davvero messo le basi di un ponte una volta tanto utile e nemmeno dispendioso (se non nelle ore spese negli anni a raccogliere materiali, riordinarli e infine trasformarli in schede di utilità didattica chiare e di facilmente spendibili).
«Il manuale intende rispondere a una necessità […]: ridurre la frammentazione disciplinare, offrire strumenti bibliografici aggiornati, legare l'educazione linguistica all'analisi dei testi e alla letteratura [distinzione, questa, non banale; n.d.r.]. Troppo spesso, infatti, all'interno della disciplina 'italiano' si celano sottodiscipline da svolgersi a scuola in anni e momenti diversi, facendo perdere organicità all'insegnamento dei testi e della letteratura. Lingua e grammatica, linguistica e insegnamento letterario non possono prescindere dalla loro specificità ma appartengono ad un unicum: e liminare un aspetto o l'altro significa non abituare gli studenti alla competenza linguistica e all'amore verso i classici, da ristudiare per offrire stimoli e insegnamenti nuovi ed efficaci per un futuro aperto alla ricerca» (pp. 11-12).
Articolato in tre parti (la terza si è già detto essere dedicata alla presentazione di alcuni moduli didattici dedicati alle Tre Corone: Dante, Petrarca, Boccaccio), il libro offre nelle prime due sezioni la prova di ciò che l'autrice intende per approccio inter- o multidisciplinare, arrivando ad applicare i principi della linguistica testuale all'analisi dei testi letterari, fornendo al destinatario finale, ossia gli insegnanti di ogni ordine e grado, uno strumento didattico da plasmare e piegare alle proprie esigenze certo, ma sorretto da un rigore scientifico e da una competenza, come si è detto, acquisita in anni di studio e di insegnamento.
Sul piano dei contenuti, ampio spazio è dato all'analisi delle varietà dell'italiano e non solo dei registri linguistici per sopperire, in tale modo, a una lacuna vistosa dei programmi ministeriali, laddove «è dato parecchio peso allo studio dei registri linguistici, senza però contestualizzarli all'interno di un'ottica più estesa che investa appunto lo studio della lingua e della sua storia. Sia gli esempi grammaticali sia la classificazione dei registri linguistici così come è presentata nella maggior parte dei manuali scolastici non è realmente efficace per far comprendere agli studenti la lingua, né offre strumenti per aumentare la loro competenza attiva o passiva nella lingua materna, e, quindi, anche nelle altre lingue» (pp. 40-41). Avvalendosi perciò anche degli strumenti offerti dalla sociolinguistica, Francesca Malagnini pone l'accento sulla frammentarietà dell'italiano in senso geo-linguistico invitando i docenti a tenere conto del contesto geografico, culturale e sociale nel quale gli studenti crescono, che non può essere considerato estraneo all'apprendimento della lingua. E in questa direzione diventano preziosi anche i "Cenni di fonetiche e grafia dell'italiano" che costituiscono il secondo capitolo della prima parte, in un momento in cui sia l'italiano scritto sia il parlato subiscono pressioni dal rapido evolversi dei nuovi canali di comunicazione (uno su tutti l'uso nonché l'abuso degli "sms", veicolo principale della comunicazione tra adolescenti che per eccesso di brevità formale, alla quale però non corrisponde una concisione dei contenuti, ha introdotto anche in ambiti nei quali è richiesta una forma corretta elementi estranei all'italiano standard letterario, nonché all'italiano neo-standard).
Questo volume perciò affianca e non sostituisce i manuali già in dotazione, integrandoli di quelle parti che i compilatori forse presi da un eccesso di zelo nei confronti dei precetti ministeriali hanno sempre relegato all'approfondimento accademico dimenticando però che lo scopo primo della scuola è quella di formare i giovani e non disorientarli, e una generazione non messa in grado di comprendere un testo scritto nella propria lingua madre è una generazione condannata a non agire nella società.

Fabio Michieli