Fabiano Alborghetti, L'OPPOSTA RIVA

Lieto Colle, Faloppio (Como) 2006, 112 pp., Euro 13,00
poesia

La poesia a tema non è argomento facile. Tuttavia è proprio sul poema tematico che si misura lo spessore e la bravura del poeta. Alborghetti, dopo 4 anni dentro l'inferno dei clandestini in Italia, è risorto con questo libro che riporta le parole degli albanesi, dei rumeni e degli africani che stazionano nelle questure della penisola e sono ricoverati nei centri di permanenza temporanea.
A commento introduttivo delle sue liriche, l'autore spiega che questo lavoro è "come una Spoon River dei vivi", citando così il lavoro di Edgar Lee Masters.
Le poesie di Alborghetti non nascono dalle voci dei fantasmi, affioranti da dietro varie lapidI di un cimitero del Midwest americano; esse nascono dal cuore dell'Europa, dal bacino Mediterraneo che affronta (ancora una volta) il tentativo di integrazione di popoli, lingue e culture, attraverso la tragedia dei migranti, la loro frenetica ricerca della vita oltre la fame, e di contro l'incessante rifiuto di condivisione italica e il trattamento istituzionale (quando non poliziesco). Perciò mi pare che questo lavoro sia più legato a un inferno dei vivi, a un dantesco viaggio dentro i gironi della burocrazia, dei ghetti, dei commissariati di polizia. E qui l'autore sopravanza anche "I capitoli della Commedia" del suo coetaneo collega Martino Baldi.
Certo quella di Alborghetti è poesia, e non cronaca o saggistica politica, per cui ciò che pare il limite del libro è proprio la voce poetica, la scelta dell'autore di non abbandonarsi al racconto in forma di poesia, cioè a una forma piana di incedere poetico del verso, quanto piuttosto la ricerca di mantenere una voce riflessiva alta che più di entrare nel vivo dell'inferno che vuole raccontare, sorvola tali tragedie col dono eterico (e un po' elitario) del suo discorso autoriale.
Il pregio è la capacità di rendere con il linguaggio della poesia (pur se non del tutto adeguato al tema) un argomento che conosciamo soltanto dalle cronache dei quotidiani e dalle immagini dei telegiornali. Ecco quindi un argomentare più profondo, per come la letteratura può affondare dentro le coscienze costruendo maggiore senso a un tema attuale che coinvolge il nostro vivere sociale.
Alborghetti è consapevole di questo e non parla tanto dei concetti dell'immigrazione. Toglie ogni possibile astrazione al tema e "non in moltitudine, ma uno ad uno" affronta le azioni e i sentimenti che si possono incontrare nella vita dei migranti, rendendoli vivi appunto. Oppure sancisce l'immagine insolente dei clandestini a bordo delle navi, che tante volte abbiamo visto in foto, con parole precise e definite, scrivendo:

C'è gente appesa perfino sui pali delle navi
lo sguardo che accusa e spunta o non crede:
dopo la voce italiana il motore spegne e qualunque suono
riassorbe fino al beccheggio, ai corpi fermi: procedure dice
le tue leggi sempre uguali. [...]

Alessandro Agostinelli