E. Favilla, Viola Gridellino

Le Mimose, 2010
poesia
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Non poteva essere più azzeccato l’esergo della piccola raccolta di Eliana Favilla, Viola gridellino, che recita versi di T.S. Eliot: “Ora che i lillà sono in fiore, /Ha un vaso di lillà in camera,/ E ne tormenta uno tra le dita mentre parla./”Ah, amico mio, non sapete, voi non sapete / Che cos’è la vita…”
Eliana Favilla non è alla sua prima raccolta, ha cominciato  nel 2004 con “L’erba delle rondini”, ha proseguito con “L’intimo golfo”,  “Il tempo del liocorno”, “Fiore di nulla”. Quest’ultima raccolta, arricchita da splendide foto di opere  dello scultore Franco Pegonzi, è uscita in una piccola collana, Le mimose,  a cura di Giuseppe Cordoni.
Eliana ama i fiori, il suo giardino è il suo mondo, traboccante di piante e colori. Col tempo lo hanno assediato i palazzi di periferia da una parte, dall’altra la strada che conduce a grossi centri commerciali. È rimasto questo ultimo suo paradiso che cerca di difendere strenuamente. Con le piante Eliana è solita dialogare, insieme a loro ricordare, come se fossero una estensione della sua famiglia. E le conosce bene per nome, come i familiari.
Anche qui tornano le piante, ma con la sofferenza di vedere spazi verdi distrutti: “Conoidi di magnolie/fresco d’olmo/e balsamo di cedro/alloro tassi/albizzia liriodendro/biancospini,/fotinia rose ortensie/rincospermo/viburno, e ancora/glicine mimosa…/Agli autotreni/a pletora di sassi/dovuta immolazione/di giardini”
Delle piante lei sente il dolore, come quello degli umani: “scerpata senza lutto/un’altra pianta”, ed ancora: “un po’ di terra smossa/e da riempire/la buca della ceppa./Il resto all’erba,/che dopo faccia chiusa/la ferita”. Del danno consola i parenti trapassati, tentando a fatica di sdrammatizzare sulla pena: “Vedrai,/non sarà un danno grave”.
Ma non c’è più il verde a riposare gli occhi, e di notte dalla strada il vento gelido porta ossido di piombo mescolato alla foschia, “notte/non più velluto” bensì “panno scolorito/di flanella”. Non rimane niente in mezzo a quella distruzione, neppure qualche “crescione, qualche pan di serpe, due papaveri sul ciglio”. Le ruspe avanzano e cacciano gli animali, topi, bisce, ricci, scoiattolini. A disprezzo degli orti crescono i muri. Solo la nebbia che nasconde tutto potrà dare l’illusione che lo scempio non sia avvenuto.
È una difesa strenua di un mondo naturale che sempre più la cementificazione divora, è la consapevolezza di non potere fare altro che fissare la sconfitta in parole di poesia, perché la ferita sia meno profonda. Con il pensiero -ma non può essere consolazione - che tutto, un giorno lontano, tornerà polvere. Ma allora sarà polvere di un deserto creato dall’uomo.
Per fortuna l’uomo continua a costruire anche la vita, nonostante tutto. Ecco allora  la seconda sezione della raccolta, “Rosa intenso”, che in una felice contrapposizione segue i primi mesi di vita della nipotina, Elisa, fino al compimento del primo anno. Nuova pianta che cresce, per definire la quale si usano ancora parole del giardino e dell’orto: “Cresci ad occhiate/come un tallo/di vite fragolina”. E poi: “L’acacia ancora/ ai primi butti. Guardi/coricata sull’erba/il cielo preso/nella ramura”.
Anche per definirne il sorriso niente poteva essere più adatto del mondo vegetale: “Per come ridi avrà il tuo nome un albero/un ciliegio –la chioma tenerina- /di quando allega, tu con i capelli/tenui-, l’albero giocondo/di fiori e frutti a ciocche a mazzi a buccole/che si guarnisce d’ambra le ferite/e all’ultima stagione è bello biondo”.
Versi di una delicata musicalità quelli della Favilla, che emanano profumi e colori, che cercano di fermare un mondo verde, una cultura, delle abitudini, che ci vengono rubati lentamente e in modo progressivo.  Ma non si fermano allo sgomento, perché il sorriso di un bambino riporta tutti i colori. E il poeta riesce a ritrovare la forza e anche un po’ d’azzurro: “Pure se in bianco/ e nero, è luce azzurra/lo sfondo, c’è un riverbero/nell’aria;/…In basso il canto/d’un muretto –non argine,/non limite-/incentra chiaro/e scuro di poeta”.

Marisa Cecchetti