Ferragosto efficiente

di Alessandro Agostinelli

Anni fa, ad agosto, le fabbriche chiudevano quasi un mese e gli italiani di bocca buona andavano a fare la villeggiatura al mare. Tanti lasciavano le industrie del nord e partivano di notte per tornare al paese nel Meridione. Nelle grandi città chiudevano i ristoranti, i bar, i negozi, le farmacie, i grandi magazzini. C’era il grande esodo estivo. Oggi le vacanze si fanno spezzate: un week-end a giugno, uno a luglio, e una settimana ad agosto.
Gli albergatori si lamentano di un calo di presenze ragguardevole, almeno per quanto riguarda il mese appena passato. Alcuni di loro dicono che addirittura c’è chi affitta le case estive a settimane, creando un danno a hotel, pensioni, bed&breakfast.
Se diamo retta al ministro Brunetta potrebbe essere che tutto ciò accade perché con la sua disposizione il personale del sistema pubblico lavora di più. Tuttavia queste nuove modalità vacanziere dipendono da altre ragioni, più stringenti economicamente e più allettanti dal punto di vista dell’impiego del tempo libero.
Certo far lavorare di più il personale degli uffici pubblici è una disposizione sana e meritoria, perché dovrebbe incidere sul miglioramento dei servizi che vengono erogati al cittadino. Ma è davvero così, o piuttosto si tratta soltanto di sviluppare un inefficace efficientismo?
In questo affannarsi di ricerca spasmodica della performance si riscontra un modello di vita che non riconosce più i tempi umani della socialità e del quieto vivere. In un mondo che esalta il consumo anche il tempo libero è tempo incardinato nel processo consumistico.
In un’epoca come la nostra, in cui non c’è lavoro, e quello che c’è è sempre più precario, il segnale è che tutti debbano lavorare di più. Certo, chi ha un lavoro dovrebbe dare esempio e rimboccarsi le maniche, ma il problema dell’occupazione nel nostro Paese non può passare in secondo piano. Nonostante tutto il problema dei problemi italiano è la mancanza di prospettiva per giovani e meno giovani, la impossibilità di costruirsi una vita dignitosa contando sul proprio lavoro.
E poi c’è un altro aspetto di questo efficientismo ferragostano che inquieta. Ci sono sindaci che forse sono stati troppo sotto al sole ed emettono ordinanze bizzarre. Al nord qualcuno ha proibito di bere con più cannucce da grandi bicchieri... Avanti di questo passo arriveranno a proibire anche la pizza al taglio, l’uso dei tasti dei dispensatori di sigarette (sono sudici), il gioco del pallone (l’erba procura allergia) e tante attività che prevedono usi comuni.
Al centro sono state ordinate retate sulle spiagge contro le ragazze cinesi che fanno banali massaggi rilassanti. Si è posto il problema della salute pubblica per eliminare che cosa: un grave commercio di borse e vestiti falsi, copie di marche famose? una petulante e insistente vendita di accendini e carabattole?
No, si è intervenuti su ragazze che fanno massaggi ai piedi a signore sdraiate sotto l’ombrellone. Perché forse – dico forse – prenderanno un fungo? Lo stesso fungo che forse – dico forse – prenderanno nella doccia dello stabilimento balneare?
Perché allora non arrestare i venditori di cocco, di bomboloni e di noccioline? Perché non sequestrare gli aquiloni e gli asciugamani ai loro rispettivi venditori? Chissà in quale magazzino sono stati tenuti prima della vendita…

C’è un vecchio film di Nanni Loy, si intitola Cafè Express, e non passa in televisione da una vita. È una storia semplice. Il protagonista (interpretato da Nino Manfredi) tira a campare, vendendo caffè su un treno espresso del sud. Lo fa abusivamente, trovando vari escamotage per non farsi beccare dai controllori. Il film racconta di un’Italia diversa da quella di oggi, meno votata all’efficientismo, ma più efficace economicamente e forse – dico forse – umanamente.
[15 agosto 2008]