Fine anno 2010

di Alessandro Agostinelli

Oppressi dalle feste, siamo tutti alle prese con una crisi che ha visto la maggior parte degli italiani fare i conti della tredicesima più con i bisogni che col superfluo. È stato l’anno della cinghia stretta, dei risparmi e dei problemi di occupazione, ma non sono venute meno le morti sul lavoro, le ingiustizie sociali (soprattutto legate al riconoscimento della ricchezza prodotta dagli extracomunitari: basta ricordare la vicenda dei ragazzi accampati sulla gru a Brescia), la politica spettacolo, il rastrellamento di risorse da parte del governo a scapito di Regioni ed enti locali. L’Italia fatica a uscire dalla sua pigrizia governativa e burocratica, e soprattutto fatica a dare un’immagine di sé svincolata dalla peggiore commedia all’italiana, a partire dalle classi dirigenti.
È stato l’anno di Fini, attaccato come un qualsiasi affarista di partito, espulso dal Popolo delle Libertà che pure torcendo il naso aveva aiutato a fondare, e poi ribelle consapevole contro il Premier, accusato di tutelare i suoi interessi invece del bene del Paese. È stato l’anno di Berlusconi, sempre più coinvolto in questioni da casino, con minorenni compiacenti, puttane d’alto bordo e festini nei palazzi del potere; prima in bilico su un governo scombinato e caotico, infine salvo per il rotto della cuffia, come il pilota di formula 1 scampato alla morte, ma forse non più in grado di guidare una macchina complessa. È stato l’anno di Casini, paziente tessitore di buon senso, che attraverso una lunga marcia all’opposizione è riuscito a calamitare Rutelli, esule dal Pd e Fini esule dal Pdl, andando a fondare insieme a loro il terzo polo, nuovo ago della bilancia in una composizione partitica nazionale sempre più autoreferenziale e a rischio di ingovernabilità. È stato l’anno di Vendola, che risorto grazie a certe miopie dei dirigenti Pd, combatte ora la sua battaglia personale per un posto al sole nella compagine di centrosinistra. È stato l’anno di Di Pietro che da massimo genio guastatore del berlusconismo ha perso cocci di deputati per strada, facendo una meschina figura con due suoi fedeli (Scilipoti e Razzi) passati dall’ingiuria al salvataggio di Berlusconi.
Certamente non è stato l’anno del Pd e di Bersani, tirato per la giacchetta a destra e a sinistra da collaboratori e leader interni, a testimonianza che almeno qui il berlusconismo dell’uomo solo al comando del partito non ha minimamente attecchito. La qual cosa da un lato può essere positiva, ma nel deserto della controproposta politica per l’Italia, rischia di diventare un ulteriore teatrino di scontri e facezie private.
È stato l’anno della politica, quella della peggior specie, che invade i media, affolla i tribunali, si offende vicendevolmente, contrasta i bilanciamenti del potere, si insinua nelle autorità di garanzia, insomma, permea di sé l’intera società nazionale. E pensare che un liberale al timone avrebbe dovuto snellire, sottrarre, sfilare il “politicantesimo” dalla società…
Una giovane generazione (tra la fine delle superiori e l’università) si affaccia per metà imbambolata dall’assenza di speranza, per metà arrabbiata per un futuro incerto. Sono ragazzi disposti a impegnarsi nelle piazze, sui monumenti, nelle sedi istituzionali, per far capire le loro ragioni, ma soprattutto le radicali preoccupazioni per un futuro buio. Sono loro le persone dell’anno 2010, quelle che rappresentano un tono generale di positività, ma da soli possono fare ben poco se tanti italiani non rinsaviscono dalle loro macerie morali e intellettuali. Berlusconi non ce l’ha dato nessuno, l’abbiamo messo noi lassù. Questo sfascio della politica non l’hanno voluto soltanto deputati e senatori, siamo noi che non abbiamo fatto qualcosa per impedire questo scollamento sociale.
Riusciremo mai a vivere in un Paese normale? Riusciremo mai a essere italiani, senza produrre continuamente scene da avanspettacolo?
La crisi non è alle spalle. L’Italia sta risparmiando, ma certo non sta crescendo. Da domani tocca mettersi in testa che andando avanti così non vince né destra né sinistra, né berlusconiani né antiberlusconiani. Siamo tutti noi a dover sentire la necessità di rinsavire dal colpo grosso del varietà luccicante che abbiamo pensato fosse la realtà della nostra vita, ma che invece ne era soltanto una sciocca e falsa rappresentazione.

[30 dicembre 2010]