Fini, gli italiani, le ronde

di Alessandro Agostinelli

Nonostante Gianfranco Fini sostenga che “lo stupro è un’infamia senza nazionalità”, e sia contrario all’emendamento della Lega che obbligherebbe i medici a denunciare i clandestini, invece di curarli, il governo Berlusconi ha messo in piedi, nelle ultime settimane, una serie di provvedimenti che pongono un serio dubbio sullo stato di salute della nostra democrazia. Purtroppo la voce del presidente della Camera ed esponente di spicco del Pdl esprime una posizione attualmente minoritaria nel centrodestra.
Infatti, invece di governare i processi di attrazione dal sud del mondo, il governo italiano organizza pregiudizialmente, per decreto, ronde che lasciano intendere che la violenza sulle donne è esclusività degli immigrati. Inutile star qui a elencare i dati delle varie associazioni di sostegno a chi ha subìto violenze casalinghe, che dimostrano quanto il fenomeno sia diffuso tra coppie italiane purosangue; inutile segnalare che ancora una volta si agisce ignorando un parlamento sempre più leggero. Al tempo stesso, pure se appare marginale, serve segnalare che questo governo non ha nessuna piena sintonia con la Chiesa di Roma, e non esercita perciò il “diritto dei cristiani” – così come il Vaticano non ha nessun autorità politica, temporale. Sì, perché il problema non è quanto “etico” sia il governo, ma il fatto che la nostra nazione stia scivolando sempre più verso un regime oligarchico, dove la rozzezza delle maniere, l’improntitudine nel rapportarsi alla cosa pubblica, il razzismo nei confronti dell’altro, lo spregio istituzionale verso la Costituzione, l’autodafè della sinistra, l’assenza di modelli familiari aperti e condivisi che diano sicurezza ai giovani, una società sempre più drammaticamente sfilacciata sono diventati il pane quotidiano.
È vero, c’è un problema immigrazione in questo Paese, dipende dal fatto che i nostri governi non sono in grado di investire soldi dove più servirebbero, nella cultura, nell’insegnamento della lingua italiana, nell’educazione civica, nello sviluppo di politiche sociali e abitative, nel supporto al mondo del lavoro. L’arma facile di questo governo è far pagare ai più deboli le contraddizioni del sistema, siano essi anziani, lavoratori precari, immigrati.
Potremmo prendere a prestito una frase dello scrittore americano Cormac McCarthy, quando scrive: “Questo Paese era spietato con la gente. Ma sembrava che la gente non glielo rinfacciasse mai”. Infatti, l’altra questione è che l’Italia è messa così male perché gli italiani non stanno bene. Tutta la nostra società nazionale ha preso il processo di democratizzazione svolto durante gli anni Settanta e l’ha triturato dentro una voracità consumista che ha cannibalizzato valori, economie, culture, paesaggi. Tutti noi abbiamo svenduto il nostro capitale sociale e territoriale alle false sirene del consumo, della sicurezza, del privato. Oggi non “tornano” soltanto le ronde, ma ritorna una falsa politica che riduce il governo all’amministrazione superficiale dell’emergenza, che rattoppa col cerotto del decisionismo il cancro delle coscienze.
 
[13 marzo 2009]