Fini-Jovanotti vs. Berlusconi-Venditti
Ogni giorno cerco un po' di verità delle cose italiche e non la trovo. Non c'è possibilità di conoscere davvero la sostanza della politica nelle parole dei suoi professionisti. Allora mi sono detto che ci deve essere un altro modo per capire. Ho fatto una piccola ricerca per spiegare cosa sta accadendo tra Berlusconi e Fini e ho trovato la risposta in due canzoni. La prima è Giulio Cesare di Antonello Venditti; la seconda Mezzogiorno di Jovanotti.
Giulio Cesare - Berlusconi
La canzone del cantautore romano è stata davvero profetica. Comincia con due versi che evocano memorie di gioventù, di una cricca giovanile dove Berlusconi cominciava a entrare nel mondo che conta, consapevole di aver a che fare con figure più importanti di lui: “eravamo trentaquattro quelli della P2/P3, tutti belli ed eleganti tranne me”.
Tuttavia, il Cavaliere, era consapevole che gli affari che stava attivando facevano crescere il proprio valore economico, ma anche la propria persona: “sta crescendo, come il vento questa vita mia, sta crescendo come me, sì come me”.
Dopo alcune frasi sul padre di Silvio e sul controverso periodo politicizzato degli anni '70 (“nel paese una coscienza popolare”), Venditti individua uno dei pensieri più forti del Cavaliere: “davanti alla scuola pensavo viva la libertà”.
Poi, dove il testo parla di “canzone” (visto l'amore che il premier aveva per le canzonette cantate sulle navi da crociera) si deve intendere l'intero Paese, l'Italia, che il protagonista Berlusconi sente come sua, come suo possesso, in maniera quasi morbosa, come spiega bene un verso di Venditti: “voglia e malattia di una canzone ancora mia, ancora mia, ancora mia”. Ed è proprio qui, di fronte all'Italia-canzone che spunta fuori la vera natura di Berlusconi, quel Cesare amato e rispettato: “nasce qui da te [cioè dall'Italia], davanti a te, Giulio Cesare”.
Illuminanti, nella loro sintesi, altri due versi: “eravamo 34 e adesso non ci siamo più, e seduto in questo banco ci sei tu”. Qui Berlusconi è descritto in un atteggiamento nostalgico, poiché sa che la cricca di una volta (P2/P3) non c'è più, e adesso Lui è da solo, sul banco più alto del palazzo. E da solo non può che dire: “ghe pensi mi”.
Alcuni critici di scuola comunista sostengono invece che col termine banco Venditti abbia voluto prefigurare il banco degli imputati, ma questa analisi non pare attendibile perché è facilmente dimostrabile che Giulio Cesare-Berlusconi ha sempre evitato quel banco.
Ultima notazione importante per i navigatori di internet: la canzone è scaricabile in audio mP3.
Mezzogiorno – Gianfranco Fini
Il rapper italiano Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha dedicato una canzone a Gianfranco Fini, all'insaputa di se stesso, del presidente della Camera e un po' di tutti (anche di Scajola che è all'insaputa comunque). La canzone è Mezzogiorno e affronta da vicino i temi caldi del rapporto con il premier Berlusconi e la maggioranza del PDL. Il testo comincia con un ricordo di Fini giovane, durante gli anni scolastici e la formazione dentro al MSI di Almirante, un tempo dal quale l'attuale Presidente della Camera ha preso le distanze: “La foto della scuola non mi assomiglia più”. Tuttavia, nonostante questo ammette anche di non essere passato al nemico, cioè al centrosinistra, infatti la canzone prosegue così: “Ma i miei difetti sono tutti intatti”.
Andando avanti si percepisce quanto la vicinanza con Berlusconi, inteso come padrino divino dovuto accettare, ha fatto subire molto Gianfranco che però adesso si sveglia e capisce che deve diventare protagonista: “E ogni cicatrice è un autografo di Dio (inteso come Berlusconi, ndr), Nessuno potrà viver la mia vita al posto mio, Per quanto mi identifichi nel battito di un altro, Sarà sempre attraverso questo cuore”. Come si nota, quest'ultimo verso, certifica come Fini non voglia uscire dal PDL, pure se il suo cuore è rimasto in AN. Infatti il seguito della canzone di Jovanotti è una precisa conferma del nuovo gruppo parlamentare Futuro e Libertà, che è il seguito proprio di AN: “E giorno dopo giorno passeranno le stagioni, ma resterà qualcosa in questa strada”.
La strofa successiva entra proprio nell'agone politico attuale: “Non mi è concesso più di delegarti i miei Casini, Mi butto dentro vada come vada”. Ecco, dunque che Fini è finalmente consapevole che non può permettersi di lasciare Casini Pierferdinando in pasto a Berlusconi e che è ora di scendere in conflitto, cominciare a giocarsi la leadership del PDL, “vada come vada”. Così “Siamo come il sole a mezzogiorno baby, senza più nessuna ombra intorno baby”. Ormai è un duello, è mezzogiorno di fuoco, e le ombre, cioè le ambiguità sono tutte finite.
Così Fini sembra essersi destato da un periodo di dormiveglia, in cui non aveva detto quello che pensava a Berlusconi, che lo riempiva di promesse: “E sogno dopo sogno sono sveglio finalmente, per fare i conti con le tue promesse”. E ancora un incitamento a se stesso e ai suoi luogotenenti finiani (Bocchino e Granata in testa), e di nuovo il suggerimento del duello: “Un giorno passa in fretta e non c'è tempo di pensare, Muoviamoci che poi diventa sera, Siamo come il sole a mezzogiorno baby, Senza più nessuna ombra intorno baby”.
Fini adesso, con Futuro e Libertà, sa che la situazione è impegnativa, ma vuole lottare, perché c'è molto movimento e quelli che ieri erano amici adesso sono avversari (come La Russa e Gasparri): “Gente che viene gente che va, Gente che torna gente che sta, Il sole se la ride in mezzo al cielo, A guardare noi che ci facciamo il culo”.
Infine l'urlo ultimo della battaglia, dove Fini si manifesta davvero contro Berlusconi: “E' un gioco, Mezzogiorno di fuoco, E' un lampo sulle armature, In guardia, Niente da capire”.
La battaglia è in corso. Chi vincerà?
GIULIO CESARE (Antonello Venditti)
Eravamo 34 quelli della 3^ E
tutti belli ed eleganti tranne me.
Eravamo dei mondiali quelli del '66
la regina d'Inghilterra era Pelè.
Sta crescendo, come il vento questa vita mia
sta crescendo, questa rabbia che ti porta via
sta crescendo come me, si come me.
Eravamo 34 quelli della 3^E
sconosciuto il mio futuro dentro me,
e mio padre una montagna troppo alta da scalare
nel paese una coscienza popolare.
Sta crescendo, come il vento questa vita mia
sta crescendo, questa rabbia che ti porta via
sta crescendo come me, si come me.
Davanti alla scuola pensavo viva la libertà,
tu dove sei, coraggio di quei giorni miei
coscienza, voglia e malattia di un canzone ancora mia,
ancora mia, ancora mia.
Nasce qui da te, qui davanti a te, Giulio Cesare.
Eravamo in 34 e adesso non ci siamo più
e seduto in questo banco ci sei tu,
era l'anno dei mondiali quelli dell'86,
Paolo Rossi era un ragazzo come noi.
Sta crescendo, come il vento questa vita mia
sta crescendo, questa rabbia che ti porta via
sta crescendo come me, si come me.
La notte è lontana, partiamo, viva la libertà
tu come stai ragazzo dell'86
coraggio di quei giorni miei
coscienza, voglia e malattia di un canzone ancora mia,
ancora mia, ancora mia.
Nasce qui da te, qui davanti a te, Giulio Cesare
MEZZOGIORNO (Jovanotti)
Caselli d'autostrada tutto il tempo si consuma
Ma Venere riappare sempre fresca dalla schiuma
La foto della scuola non mi assomiglia più
Ma i miei difetti sono tutti intatti
E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio
Per quanto mi identifichi nel battito di un altro
Sarà sempre attraverso questo cuore
E giorno dopo giorno passeranno le stagioni
Ma resterà qualcosa in questa strada
Non mi è concesso più di delegarti i miei casini
Mi butto dentro vada come vada
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby
Un bacio e poi un bacio e poi un bacio e poi altri cento
Teoricamente il mondo è più leggero di una piuma
Nessun filo spinato potrà rallentare il vento
Non tutto quel che brucia si consuma
E sogno dopo sogno sono sveglio finalmente
Per fare i conti con le tue promesse
Un giorno passa in fretta e non c'è tempo di pensare
Muoviamoci che poi diventa sera...
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby
Gente che viene
Gente che va
Gente che torna
Gente che sta
Il sole se la ride in mezzo al cielo
A guardare noi che ci facciamo il culo
E' un gioco
Mezzogiorno di fuoco
E' un lampo
Sulle armature
In guardia
Niente da capire
Mi specchio
In una goccia di sudore
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby.


