Forme della Crisi
I Paesi dell’Euro vivranno il 2009 in recessione. Lo ha detto il commissario dell’Unione Europea agli affari economici e monetari Joaquin Almunia, che lo scorso 3 novembre aveva indicato una crescita dello 0,1% per il prossimo anno. Oggi Almunia sostiene che “i rischi che avevamo indicato si sono materializzati e dovremo rivedere le nostre precedenti stime in negativo”.
Intanto, l’agenzia Bloomberg, sostiene che le riserve valutarie della Russia sono scese ancora, in valore di 3,6 miliardi di dollari, l'ottava consecutiva in declino, con la banca centrale costretta a vendere divise estere per sostenere le quotazioni del rublo colpite dalla crisi.
La settimana precedente le riserve russe, le terze più grandi al mondo dopo quelle cinesi e giapponesi, erano scese di 21,9 miliardi di dollari. Dai massimi di quest'anno, segnati a 598,1 miliardi ad agosto, le riserve russe sono scese del 25%. Fra settembre e ottobre la banca centrale russa, che compra e vende valute per mantenere il cambio del rublo entro determinati limiti nei confronti del dollaro e l'euro, ha speso 57,5 miliardi di dollari per intervenire sul mercato. Lo scorso 20 novembre il primo ministro ed ex presidente russo Vladimir Putin ha ricordato che la Russia negli ultimi anni ha messo insieme ingenti riserve valutarie che verranno utilizzate per mantenere la stabilità valutaria, controllare l'inflazione e stabilizzare i tassi di cambio.
Ma in Italia cosa sta accadendo? I provvedimenti del Governo sono adeguati?
Le notizie delle cronache ci avvertono di nuove ampie fasce di povertà. I cosiddetti “nuovi poveri”, secondo un’indagine della Confederazione Italiana Agricoltori, rovistano tra gli scaffali otofrutticoli, comprano a sottocosto verso l'ora di chiusura dei mercati rionali, arrivano addirittura a rubare prodotti alimentari nei supermercati. Soprattutto gli anziani, secondo la Cia, vivono "una condizione di sempre maggiore precarietà e di grande difficoltà a causa del crescente costo della vita, in particolare dei rincari dei generi alimentari".
Un esercito di più di un milione di persone, molti di cui anziani, ogni giorno si reca presso i centri di raccolta dei grandi mercati ortofrutticoli italiani e si mette in coda per recuperare gli scarti dei prodotti rimasti invenduti e impossibili ormai da vendere. Si aggiungono poi altri tre milioni di individui che verso l'ora di chiusura dei banchi ortofrutticoli rionali, soprattutto dalle 13.30 alle 14.00, comprano sottocosto prodotti che ormai i commercianti reputano di non smerciare più. Una lunga fila di poveri che l'Istat ha quantificato in totale in 7 milioni 542 mila, cioè il 12,8% dell'intera popolazione. In poco meno di cinque anni - secondo la confederazione agricola - sono cresciute del 35% le persone in difficoltà economiche e nell'impossibilità di acquistare prodotti alimentari quotidianamente. E molte sono ormai le famiglie che fanno i conti con la fatidica “quarta settimana”. Il calo dei consumi alimentari, stimato per il 2008, tra il 3,5 e il 5 per cento, è significativo di una situazione estremamente complessa, soprattutto nel Sud, dove la soglia di povertà arriva anche al 23%.
[28 novembre 2008]

