Françoise Gange, AVANT LES DIEUX, LA MÈRE UNIVERSELLE
La donna e il concetto di Dio sono stati importantissimi per lo sviluppo della nostra civiltà umana. L’opera di Françoise Gange ci racconta un’altra storia, diversa da quella che ci hanno raccontato nei testi sacri e nei libri scolastici. Prima della nascita degli Dei, l’umanità era guidata dalla “Grande Madre universale” dalla doppia funzione creatrice e protettrice della comunità umana. Il filo conduttore che ha portato Gange ad esplorare i miti è iniziato con le sue ricerche su Lilith, “prima donna di Adamo”, una figura femminile associata, nelle antiche tradizioni religiose mesopotamiche, al demone ed alla tempesta.
Lilith era ritenuta una donna distruttrice e portatrice di disgrazie e di malattie. La figura di Lilith rappresentava alla fine dell’800 il simbolo dell’emancipazione femminile nel mondo occidentale ma anche il ricordo di un passato dimenticato e rimosso dalla memoria dell’umanità. La donna preistorica non era sottomessa al potere dell’uomo; al contrario, l’umanità dipendeva dalla sua funzione di creatrice, di procreatrice, d’organizzatrice e di produttrice. Un lungo processo in cui sono inclusi la nascita del genere umano, l’inizio dell’era agricola, lo sviluppo della civiltà in tutti i suoi aspetti sociali, culturali, psicologici e tecnici, tutti opera di donne. Il primo Dio, come scrive Gange, era concepito donna “Madre universale”. Questo lungo processo è stato interrotto, alla fine dell’età del Bronzo, dal nuovo ordine maschile simboleggiato dal Padre dominante che, dopo avere demonizzato la figura della Grande Madre, è riuscito a cancellarne la memoria e segnare l’inizio del Dio maschile. Il nuovo ordine maschile nasce quindi con l’agricoltura, la sedentarizzazione e le guerre per la conquista del potere imponendo un sistema patriarcale che ha sottomesso la donna all’uomo. Quest’opera ci invita a rileggere i grandi miti fondatori della nostra storia e civiltà contemporanea. Come scrive l’Autrice: “L’ideologia patriarcale emersa più o meno cinque mila anni fa attorno agli Dei guerrieri non può continuare ad imporre come unico credo il fatto che soltanto la mentalità conquistatrice (guerriera) sarebbe generatrice di valori. Reintegrata nella sua pienezza – sensibilità e intelligenza, intuizione e ragione, azione e compassione - l’umanità, riconciliata con le sue due metà, maschile e femminile, deve poter accedere verso una nuova età del mondo più solidale e più responsabile, nel senso di una sacralità ritrovata. Sacralità che reintrodurrà la gioia e l’amore con il Senso”.
Ahmed Habouss

