Francesca Bartellini, MA COME IL VENTO MUOVE IL MARE. Un ritratto del poeta Sandro Penna

Alla domanda se di Penna si può parlare per immagini la risposta è un netto sì! C’è riuscita in modo lieve e “penniano” Francesca Bartellini. Il suo film documentario ritrae Penna partendo da dove egli stesse avrebbe voluto si partisse: dalle sue poesie. I critici arrivano dopo e quando arrivano verrebbe da dire che sono ricollocati là dove il poeta perugino li ha sempre collocati ossia a un passo dalla comprensione del suo universo poetico.
Ci hanno provato in molti a chiudere Sandro Penna in una bella definizione riuscita che gli fosse prigione, ma lui sempre è riuscito a evaderla prima ancora che il carceriere chiudesse la cella. E quando Penna non ha più potuto criticarli non sono bastate le liti tra i suoi più accreditati glossatori a fugare il dubbio che la sua poesia fosse ancora tutta da scoprire. Non c’è riuscito Garboli; non c’è ancora riuscito Pecora (malgrado ogni possibile sforzo, ben documentato anche in questo film); non c’era riuscito Pasolini. Ci si avvicinò di molto Raboni nel presentare Il viaggiatore insonne ponendo quelle domande in apertura alle quali ora sta dando significative risposte Roberto Deidier.
Però questo film documentario ci riconsegna l’uomo-poeta Sandro Penna. Perciò dicevo che il film inizia là dove Penna stesso ne avrebbe fatto iniziare uno suo: dalla lettura delle sue poesie. Qui sono affidate a occasionali lettori ignari i più di chi sia l’autore di quei testi che vengono offerti loro in lettura. Una ragazzina poco più che adolescente cerca di commentare Il mare è tutto azzurro mentre viene intervistata in una località di mare, a due passi da un pare “tutto azzurro” per scelta di regia. A un dipendente del cimitero di Prima Porta viene chiesto di leggere il suo distico più famoso mentre le immagini indugiano sulla tomba del poeta.
Sequenza dopo sequenza veniamo traghettati nel mondo di Penna, dai suoi luoghi giovanili al suo ultimo luogo, quella casa di Via delle Mole de’ Fiorentini, a Roma, che racchiudeva tra le sue mura tutto il suo universo, fatto di quadri affastellati in bilico a ridosso delle pareti, e libri altrettanto in bilico ammonticchiati, e farmaci di ogni genere per curare i suoi mali senza bisogno dei medici. È la vita elevata a protagonista assoluta nel documentario, come del resto lo è stata nella sua poesia: dalla sfolgorante accensione dei primi versi al progressivo allontanamento con la raggiunta maturità.
Tutto ciò che di Sandro Penna avevamo letto in questi anni nelle pagine di Pecora, Garboli e Giannelli trova ora una rispondenza perfetta nelle immagini di repertorio raccolte da Francesca Bartellini che ha saputo evitare il rischio di creare un’agiografia per immagini di Penna dando nuova linfa alle storiche interviste di Mario Schifano e Ippolito Pizzetti.
La mistione di materiale nuovo (le riprese delle spiagge tanto amate; le interviste ai lettori; la tomba del poeta; le interviste a Pecora e Deidier) con il materiale originale ma non facilmente reperibile attualizza un poeta che non porta i segni del tempo e che si mostra molto più vicino all’approccio un po’ impacciato dei lettori occasionali incontrati nei suoi luoghi anche quando precisa a Schifani che lui ama leggendo dare la misura del verso, facendo sentire dove finisce un verso e dove inizia il seguente perché in questo modo non si snatura la poesia (salvo però mettere avanti le mani e dichiarare in anticipo la sua inadeguatezza di lettore).
Accompagna il dvd un libretto che raccoglie alcune considerazioni della regista, di Elio Pecora, di Renzo Paris (ripreso anche nel documentario) e di Roberto Deidier.
Fabio Michieli


