Francesco Carbone, Da Hitler a Casablanca via Hollywood

Da Hitler a Casablanca via Hollywood racconta l’epopea di alcuni profughi speciali del Vecchio Mondo negli Stati Uniti: gli artisti che fuggivano dal regime nazista. L’autore, Francesco Carbone, sceglie il famoso film Casablanca per raccontare la nascita del cinema americano classico, creato dall’intreccio dei produttori ebrei americani con gli intellettuali europei. Il libro rintraccia i fili di origine di tutti coloro che hanno lavorato a quella famosa pellicola dove Humphrey Bogart sentenzia: “Suonala ancora Sam”. Dal regista Michael Curtiz, ebreo ungherese, regista del film, a Max Steiner, autore della colonna sonora, ebreo viennese. Da Curt Bois, il borseggiatore che appare all’inizio della storia, ebreo di Berlino con cognome ugonotto a Marcel Dalio (vero nome Israel Moshe Blauschild), il croupier del Café Americain Rick’s, ebreo francese il cui volto era stato scelto dai nazisti quando entrarono in Francia come reale esempio negativo della “razza ebraica”. Ma il capitolo del libro più interessante è quello dedicato all’attore Peter Lorre (interprete d’eccezione del film M. il mostro di Dusseldorf di Fritz Lang), una delle facce di cui Hollywood ha abusato per ruoli negativi e che invece era uno dei personaggi più colti che arrivarono a Los Angeles e che aspirava a ruoli più significativi. Amico di Bertolt Brecht, anch’egli “trasferito” in California, Lorre ebbe anche in Casablanca un ruolo ambiguo e di cattivo senza speranza. Di origini ebree era già famoso in Germania, prima dell’ascesa del Führer. Famosa la sua battuta, quando scappò dalla Germania per evitare il campo di concentramento: “Non c’è spazio in Germania per due assassini come Hitler e me”, giocando sui suoi ruoli negativi.
Il libro contiene anche alcune schede di approfondimento delle quali vale la pena segnalare quella dedicata al personaggio di Bogart “Esercizi di cinismo” e quella dal titolo “Antifascismo di Alfred Hitchcock”. Un libro-sineddoche che esprime tutta l’era hollywoodiana classica attraverso un solo film, ma solo perché quel film, Casablanca, è come un incunabolo che teneva tanti dei nomi che hanno percorso fino in fondo la storia del cinema americano degli anni ’40-’50.
Alessandro Agostinelli


