Gemelli ai polsini
Avete notato quanti politici importanti portano i gemelli ai polsini delle camicie? Non so se sia un vezzo, un modo per farsi notare o un tentativo per sostenere l’economia dei gioiellieri in tempi di crisi economica. Oggi, nei “reality politici” il lusso è di casa, perché ormai la cosiddetta politica spettacolo è un genere televisivo, come il quiz o il talent show. E Ballarò, Porta a Porta, Anno Zero sono, nel loro genere, ciò che il Grande Fratello, la Fattoria e l’Isola dei Famosi lo sono nel genere “reality show”. Quindi guai a cercare nelle parole dei politici in tv la verità sui temi importanti della politica del Paese, o sulle questioni concrete della società e dei cittadini. Così, ogni volta che mi capita di guardare pezzi di un “reality politico” la prima cosa che faccio non è ascoltare le parole vane dell’uno o dell’altro, ma cercare di intravvedere sotto le maniche delle giacche dei Casini e dei Tremonti di turno (Bertinotti non si vede più nel piccolo schermo) se la camicia fa quell’ala ritta, propria del polsino spiaccicato tra i gemelli. E di polsini ad ala ritta ne vedo tanti. Prima i gemelli li portavano solo alcuni grandi banchieri e l’avvocato Agnelli, e qualche volta li ho visti anche a Fred Bongusto. Oggi li portano i politici.
Insieme a questo segno distintivo ce ne sono altri che determinano la concreta separazione tra classe politica e cittadini (e non ci si riferisce qui allo stipendio – si badi bene – c’è la categoria dei manager che da questo punto di vista risulta più esosa), e cioè l’esercizio del potere, che non è il sacrosanto diritto di governare una nazione o una città, ma la diffusa abitudine a creare una specie di corte di giovani pulzelle da motivare alla politica e nel frattempo utilizzate da domestiche d’ufficio. Le conclamate veline berlusconiane sono la carne da macello della soma parlamentare, la pelle candida del collo erotico per il vampiro di turno. E in tutto questo gioco del potere della senilità maschile sull’esercito delle soldatesse da rotocalco si rappresenta la marcescenza di un Paese che ha perduto il senso della modernità. Quanta violenza privata c’è in questo teatrino pubblico? Quanto spregio del pubblico c’è in tali lussurie private?
Eppure, proprio di fronte a fatti che mettono in piazza diciottenni in festa di compleanno “presidenziale”, od ostentati modi di sbandierare appetiti sessuali attraverso candidature alle elezioni europee, ci si difende invocando il rispetto di un privato che per primi si è ostentato sull’altalena dello sceicco bianco (per chi si ricorda il primo film di Fellini). Del resto il fotoromanzo recapitato a casa di 50 milioni di italiani sulla Berlusconi Family Story di oltre un decennio fa è una difesa dello spazio della privacy o uno smodato uso pubblico della sfera privata? In questo panorama lubrico e arrogante il vezzo dei gemelli ai polsini pare essere soltanto una piccola aggettivazione per distinguere i privilegiati dal loro contrario. Per gli orchi del potere ci vuole ben altro che due alette ritte dentro le maniche della giacca…
[8 maggio 2009]

