Giancarlo Micheli, INDIE OCCIDENTALI

Nel romanzo Indie occidentali Giancarlo Micheli rivela capacità di lettura del mondo e dell’intimo umano rare e preziose. Si può dire che quest’opera, edita da Campanotto nel 2008, sia un "punto d'approdo" della ricerca culturale dell’autore e delle sue innumerevoli esperienze nei vari settori artistico-letterari (arte, teatro, cinema, poesia, letteratura, ricerca socio-antropologica e della comunicazione nonché linguistica), che lo hanno portato all'elaborazione di una Weltanschauung tutta incentrata sul concetto ricoeuriano della "memoria naturalis", di chiara derivazione dalla "Ars Memoriae" agostiniana in quanto "zetesis" (ricerca) e "anamnesis" (recupero), in quanto presa di coscienza dell'oblio che la minaccia e, inoltre, superamento dello stesso patto tra memoria e passato per via di quella che Paul Ricoeur definì "alchimia dell'immaginazione", quale si attua nella scrittura interiore.
Un progetto etico-educativo, dunque, l'Utopia per antonomasia; un tentativo di superamento delle condizioni di miseria materiale e intellettuale cui erano e sono destinati i produttori di merci e forza lavoro, come bene teorizzò Ernst Bloch nel secolo scorso. Tutto ciò è altrettanto bene rappresentato nei personaggi principali del romanzo, Aurelio ed Erminia, giovane coppia di migranti che dalla Valle del Serchio intraprendono il viaggio verso l'America al principio del secolo scorso, pieni di sogni e speranze di un'esistenza migliore per sé e soprattutto per la loro piccola Eugenia. Ovviamente non realizzeranno il sogno americano tout court, ma s'imbatteranno in tutta una serie di vicissitudini tali da innescare un processo catartico, il quale culminerà nella presa di coscienza della loro propria condizione di umanità sofferente e, proprio per ciò, parte attiva nelle lotte per il cambiamento dal basso della società, attraverso la amorevole e illuminante guida della "scienza", perché, come dicono proprio Aurelio ed Erminia nell'epilogo “si realizzi una società senza classi, di eguali e di giusti, e ognuno sappia amare i bambini, siano bianchi o neri, e sappia amare la terra e il lavoro dell'uomo". Il medesimo messaggio è riportato sopra uno delle miriadi di striscioni rossi che ondeggiano tra i manifestanti lungo le strade di Manhattan, il messaggio che sigla il superamento, se vogliamo, della stessa contradditorietà dicotomica alla base della filosofia materialista, continuando sulla stessa linea d'onda: "la vita senza lavoro è un furto e il lavoro senza arte una barbarie".
“L'utopia” – ha scritto Micheli nella prefazione del catalogo della mostra-evento "Luoghi dell'Utopia", organizzata dall’Associazione culturale BAU di Viareggio nel Luglio-Agosto del 2008 – "è la possibilità di vita che ciascuno di noi accorda all'uomo futuro. [...] Nelle nostre azioni nasce la possibilità di ciò che corona le esistenze individuali nel destino della specie". “L'immaginazione congiunge il presente infelice all'alba di un nuovo giorno, coronato di gioia e pienezza; rappresenta dunque i nostri desideri, che sono presentimenti delle capacità che sono in noi, presagi di ciò che saremo in grado di fare. […] Aneliamo a ciò che già tacitamente possediamo" scrisse W. Goethe (libro IX di "Dalla mia vita. Poesia e Verità").
Queste, a grandi linee, le direttrici di Indie occidentali, un'opera che meriterebbe, a mio avviso, un ruolo centrale nel panorama della letteratura italiana, in quanto ad originalità di contenuti e in quanto a forma linguistica e strutturale del testo.
Roberta Raggioli

