Giovanni Fierro, LASCIAMI COSÌ

Tira un’aria di vento che pulisce lassù in cima all’Italia. Un vento che rende pulita la lingua italiana. Sarà il confine, sarà il Carso – non so. Prima Tomada, adesso Fierro arriva con un libro di poesie semplici e precise, come a volte sa essere il pensiero coltivato nella eccellenza della lingua, nelle emozioni masticate com la mente del corpo, nelle letture di certi poeti della tradizione che hanno reso agile il percorso per arrivare all’osso, prima che alla pelle.
“A volte/me ne sto fermo/in attesa/del momento in cui/attraversare la vita/ sarà nuovamente un atto d’amore/e non semplicemente/un lento sfollare”.Sono cinque le sezioni di questo Lasciami così. Cinque stanze che illuminano sul didentro dell’autore che non è però azione di poesia intimista, ma segnale organico di un’esistenza scaraventata nel mondo; che rendono vitale il paesaggio della natura. Come non pensare a un sentimento non solo antropocentrico in questo avvio di poesia, dalla sezione Il presente dei luoghi? “Crescono troppo vicine/le piante all’Isonzo/hanno radici in una terra un amore/che si lascia scavare dallo scorrere/[…]”.Questo libro è la produzione di un’associazione culturale che si chiama sottomondo e che ci sta meravigliando di come, da una periferia dimenticata, la poesia possa stare al centro della letteratura, sulla cima della contemporaneità italica. Fierro, questi poeti, ci parlano a bassa voce e ancora, forse, non sanno di quanta potenza urli la loro voce, senza che nessuno – chiaramente – se ne accorga.
Alessandro Agostinelli

