Gli stranieri

di Zygmunt Bauman

Qualunque cosa possa accadere ad una città, nel corso della sua storia, e per quanto radicalmente possano cambiare, nel corso degli anni o dei secoli, la sua struttura e il suo aspetto, c’è un tratto che resta costante: la città è uno spazio in cui ci sono, e si muovono a stretto contatto, stranieri.
Essendo una componente fissa della vita urbana, l’onnipresenza degli stranieri, così visibili e talmente vicini, aggiunge una notevole dose d’inquietudine alle aspirazioni e occupazioni degli abitanti delle città. Questa presenza, impossibile da evitare se non per pochissimo tempo, è una fonte inesauribile di ansia e di latente, e spesso manifesta, aggressività. […]
Le ansia accumulate tendono a scaricarsi su questa o quella categoria di “alieni”, scelta per incarnare “l’estraneità”, la non-familiarità, l’opacità dell’ambiente in cui si vive e l’indeterminatezza dei pericoli e delle minacce. […]
Innalzando scrupolosamente accurate barriere confinarie contro le false richieste di asilo politico, e contro i migranti per motivi “puramente economici”, si spera di consolidare la scossa, stramba, imprevedibile vita. Ma la vita della modernità liquida è destinata a restare strana e capricciosa, per quanto numerose possano essere le situazioni critiche di cui si sono incolpati gli “indesiderabili alieni”, e così il sollievo è di breve durata, e le speranze affidate a “misure drastiche e decisive” svaniscono appena nate. […]
Condividere spazi con gli stranieri, vivere avendoli accanto, sgradevoli e invadenti come sono, è una condizione a cui i cittadini trovano difficile, se non impossibile, sfuggire. Eppure la vicinanza degli stranieri è il loro destino, un modus vivendi di cui devono fare esperienza, che devono fiduciosamente provare e infine trovare, se vogliono rendere grdevole la convivenza e vivibile la vita. è una necessità, un dato di fatto, e in quanto tale non negoziabile […].
[da Fiducia e paura nella città, 2005]
 
[15 gennaio 2009]