Grande Fratello Alitalia

di Sergio Nieri

Daniela Martani, che il “telescopio” di Alleo, nei giorni caldi di Fiumicino, definì la “hostess con gli occhialoni” è stata definita “squallida” da un gruppo di donne del Pdl.
A parte il fatto che mi ha sempre fatto sorridere che una conventicola di donne (fossero esse di destra o di sinistra) mettessero a delibera un giudizio di valore su chi, essendo donna appunto, non allineasse le proprie condotte a quelle dei propri riferimenti dogmatici (a proprosito: esiste un modello di donna berlusconiana?). In questo caso, comunque, la caccia moralistica alla pasionaria di Fiumicino, colpevole di avere partecipato al Grande Fratello e di avere chiesto con glamour la Cassa Integrazione alla Nuova Alitalia, assume contorni esilaranti. Un po’ perché Daniela nostra, occhi splendidi e carattere dolcemente inflessibile, non aveva sottoscritto alcun giuramento etico con la nota scuola politica di Arcore, di cui Bondi è l'espressione razzente e telegrafica; un po’ perché a una hostess “Bellucci style” bene o male la produzione del Grande Fratello (che non è molto lontana dalle icone femminili care al duo Berlusconi-Apicella) ha proposto la grande occasione per acchiappare una audience occhiuta e trasversale. Non più, e non solo, quella impressionante fascia generazionale che oggi spopola a X Factor o nelle incredibili trasmissioni Rai  con le belle signore  fresche di parrucchiere che si contendono i pacchi  all'ora di cena, quando alcuni anni fa andava in onda Enzo Biagi con Il Fatto – un vero segno dei tempi, quest’ultimo). Ma anche un quarto abbondante di quel ceto medio riflessivo, magari alle prese con la mobilità professionale e la Cassa Integrazione, che al cappio di Daniela, in quel settembre convulso e appiccicoso, aveva affidato virtualmente il mandato di resistere contro tutta la delegittimazione professionale e umana delle politiche berlusconiane e brunettiane orientate a spazzar via improduttività e parassitismo dai "gangli vitali del sistema pubblico allargato, travolgendo costose bardature ordinamentali e onerosi inquadramenti individuali”.
Sarà un caso, ma probabilmente senza quegli occhi e quel cappio nessuno avrebbe parlato di bad company, di socializzazione delle perdite, di esodi anticipati e assistiti dagli ammortizzatori sociali. La salvezza della compagnia di bandiera sarebbe passata da una compassata operazione di bilancio, il trasferimento della perdite di compagnia a carico della fiscalità generale, a prescindere dai vincoli di bilancio, e dal libero mercato degli slot,  che appare oggi messa in ridicolo dalla complessità della crisi economica e finanziaria e dai dubbi irrisolti sulla scelta dei cosiddetti hub. E non sembri  paradossale il fatto che a richiamare severamente in servizio la pasionaria, alla disperata ricerca di visibilità personale nella trappola del Grande Fratello, sia stato l'ex dalemiano Roberto Colaninno, capitano coraggioso e brillante esportatore della mitica Vespa nei mercati nel sud est asiatico, oggi leader della Cai e manager semi-pubblico della compagnia berlusconiana con il compito segreto di valorizzare la Nuova Alitalia prima che fra quattro anni venga interamente incamerata da Air France.
Insomma, Daniela ha risposto con i suoi eccessi vezzosi (mi piacciono Di Pietro e Bertinotti, ma spero in una chiamata di Berlusconi) ad un colossale eccesso istituzionale, e quando sussurra di avere subìto un'ingiustizia (o rivendica dolcemente l'aspettativa) con gli stessi toni con cui si prenderebbe un cocktail sul lungomare di Riccione, apre il cuore e fa riflettere (e forse indignare) assai più di quanto; possa una noiosssima convocazione della Cgil. Questa è l'Italia, cari signori. Anzi,la nuova Alitalia. Capito, donne del Pdl?
 
[11 febbraio 2009]