I fatti del calcio

Sergio Nieri

Politica, calcio, frode fiscale e sportiva, una triade pericolosa e calcolatrice che si nutre di plusvalenze e vetrine di ogni tipo, diritti televisivi e ammiccamenti al potere, colta in flagrante nella sua capacità di condizionamento del principio di lealtà sportiva e di abuso della credulità popolare.
Fatti, li ha definiti Marco Travaglio, uno fra i pochi giornalisti di questo strano paese a intervenire un minuto prima che deflagrasse lo scandalo.
Come in una sorta di coazione a ripetere, una fabbrica di denaro produceva campionati col trucco mentre le Federazioni tacevano e i pacchetti televisivi appagavano le coscienze degli italiani, prime delle meritate ferie estive.
Dunque, a chi è mai giovato denunciare?
"Così fan tutti" nell'Italia di sempre, dove nelle periferie del calcio si agitano - lo dice Fuccillo - le mille variabili dell'impunità e del "biscardismo", culla dei Buffon e delle scommesse fatte per noia, degli accomodamenti in corso d'opera, dei designatori ammaestrati a dovere perché lo spettacolo deve continuare a piacere.
È giusto attendere le sentenze, ma intanto ragioniamo sui fatti, perché presto o tardi il business dovrà ripartire. Ci sono le televisioni, i mondiali e una bandiera tricolore da sventolare sul terrazzo di casa. Prima delle meritate ferie estive, magari sulla stessa spiaggia dove Buffon porta la sua fidanzata.