I vecchi e la morte

di José Saramago

In ogni caso non sarebbe giusto dimenticare le difficoltà dei vivi. È più che sicuro e noto che la morte, vuoi per incompetenza di origine vuoi per malafede acquisita con l’esperienza, non sceglie le proprie vittime secondo la durata delle vite che hanno vissuto, procedimento questo che, peraltro, sia detto fra parentesi, a dar credito alla parola delle innumerevoli autorità filosofiche e religiose che sul tema si sono pronunciate, ha finito per produrre nell’essere umano, di riflesso, per differenti e talvolta contraddittorii cammini, l’effetto paradossale di una sublimazione intellettuale del timore naturale di morire. Ma, per venire a ciò che ci interessa, quello di cui la morte non potrà mai essere accusata è di aver dimenticato a tempo indeterminato nel mondo qualche vecchio, solo per invecchiare sempre di più, senza alcun merito o altro motivo visibile. Ormai si sa che, per quanto i vecchi durino, finirà sempre per giungere la loro ora. Non passa giorno senza che gli impiegati di concetto debbano togliere pratiche dalle scaffalature dei vivi per trasferirle nel deposito giù in fondo, non passa giorno in cui non debbano spingere verso l’alto degli scaffali quelle ch restano, anche se a volte, per un capriccio ironico dell’enigmatico destino, solo fino al giorno seguente. In base al cosiddetto ordine naturale delle cose, l’essere arrivati in cima allo scaffale significa che la fortuna si è stancata, che non ci sarà più molto altro cammino da percorrere. La sommità della scaffalatura è, in tutti i sensi, il principio della caduta.
 
[21 giugno 2010]