Identità armata
Per costruire, mantenere e affermare l’identità, il monoteismo (antico e moderno) è uno strumento indubbiamente molto efficace: distingue, separa nettamente “noi/gli altri” e, anziché collocare “noi” in mezzo agli “altri”, posiziona il “noi” a parte, come una “unità” assoluta: vi è differenza qualitativa tra “noi”, il cui dio è l’unico Dio, e gli “altri”, i cui dèi non possono essere altro che idoli. Ebraismo, cristianesimo, islamismo sono esemplari sotto questo profilo. Gli “altri”, le altre nazioni, i goim, gli “incirconcisi” (per gli ebrei), i pagani (per i cristiani), rappresentano inevitabilmente “il mondo dell’impurità e dell’errore”.
Ugo Bonante ha di recente posto a confronto brani della Bibbia e brani del Corano, che non solo comprovano la convinzione della diversità assoluta “noi” (i credenti) / gli “altri”, ma – unitamente all’universalismo che l’accompagna – dimostrano l’aggressività che in modo quasi inevitabile scaturisce da questa convinzione. Ci sarà un tempo, secondo l’Antico Testamento, in cui Dio verrà a “raccogliere tutte le nazioni e tutte le lingue” e invierà il suo “segno verso le isole lontane” (Isaia 66, 18-19). Sarà il tempo dell’unificazione del genere umano (un tempo che sia cristianesimo sia islamismo ritengono già avvenuto o in fase di realizzazione). Ma nel frattempo:
“Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nella terra dove vai, per conquistarla, cadranno innanzi a te molte nazioni… Il Signore te le metterà davanti; tu le batterai e le voterai all’anatema. Non stringerai nessun patto con esse, né avrai misericordia di loro. Con esse non contrarrai matrimonio… poiché tuo figlio si allontanerebbe da me e servirebbe altri dèi… Voi invece… demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri e brucerete i loro idoli nel fuoco. Perché tu sei un popolo santo per il Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto affinché sia un popolo particolarmente suo fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra… Tu sterminerai tutti i popoli che il Signore tuo Dio ti dona”. (Deuteronomio 7, 1-16)
È impossibile citare queste pagine dell’Antico Testamento senza provare un brivido che – a proposito di stragi o di stermini minacciati, subiti o perpetrati in nome di un unico dio – percorre qualunque memoria della storia tra Occidente e Oriente. Una forsennata sete di identità, un implacabile desiderio di unità, un incrollabile convincimento di universalismo hanno segnato questa storia e tuttora segnano un presente in cui i monoteismi più importanti si combattono e offrono buoni motivi per conflitti futuri. Se alle origini del cristianesimo l’opposizione tra i credenti e “quelli di fuori” non impediva all’ekklesia di san Paolo di essere un insieme “programmaticamente aperto al mondo” circostante, qualche secolo dopo la distinzione tra “Noi” e gli “altri” (scismatici, eretici, ebrei, pagani) si impregna di un atteggiamento fortemente costrittivo.
[da Contro l’identità, Laterza 2007]
[8 gennaio 2009]


