Ieri come oggi: new deal
[...] Oggi usciamo da un periodo di scarso rigore intellettuale, di poca moralità, da un'era di egoismo, sia tra uomini e donne, sia tra nazioni. Non rimproveriamo di ciò solo i governi. Rimproveriamo noi stessi in egual misura. Siamo franchi nel riconoscere che molti fra noi hanno obbedito a Mammone, che i profitti della speculazione, la strada facile che non costa fatica, ci hanno attirato dalle vecchie barricate. Per tornare a livelli più alti, dobbiamo abbandonare i falsi profeti e cercare nuovi governanti di nostra scelta.
Mai prima nella storia moderna le differenze sostanziali tra i due principali partiti americani sono state così in contrasto come oggi. I leaders repubblicani non hanno solo fallito nel concreto, ma hanno dato prova di non possedere una prospettiva nazionale, poiché nel momento del disastro essi non hanno avanzato nessuna speranza, non hanno indicato alcuna strada alla gente in basso per ritornare ai luoghi della sicurezza e della salvezza del nostro modo di vita americano.
In tutta la nazione, uomini e donne, dimenticati dalla filosofia politica del governo degli ultimi anni guardano a noi in cerca di una guida e di una possibilità più equa di partecipare alla distribuzione della ricchezza nazionale.
[...] Io impegno voi tutti, impegno me stesso, a un nuovo patto per il popolo americano. Proclamiamoci, tutti qui riuniti, profeti di un nuovo ordine di competenza e di coraggio. Questa è più di una campagna politica; è una chiamata alle armi. Datemi il vostro aiuto, non solo per conquistare voti, ma per vincere questa crociata il cui scopo è restituire l'America al suo popolo.
Franklin Delano Roosevelt
(Chicago, 2 luglio 1932)

