Il caimano elettorale
A un certo punto del "Caimano", Silvio Orlando chiede a Nanni Moretti di interpretare Berlusconi nel film che sta pensando di produrre. Moretti rifiuta dicendo: "Berlusconi ci ha cambiato la testa". Ecco dunque che Nanni Moretti è stata la Cassandra di queste consultazioni elettorali. I risultati di ieri ci dicono che il regista romano ha avuto ragione fino in fondo, su tutto.
Silvio Berlusconi (con le sue televisioni più che con le sue politiche) ha portato il Paese ha sparpagliare le carte dal mazzo. Le cifre (i risultati veri e propri) sono lo specchietto per le allodole della partita che si è giocata oggi. Dietro le cifre ci sta quest'Italia del 2006; un' Italia che Silvio Berlusconi ha trasformato in un palinsesto. Nel suo libro "Gli strumenti del comunicare" (1964) Marshall Mac Luhan scrisse che la televisione è un anestetico. Questi risultati elettorali confermano che nei quarantadue anni passati dalla diagnosi del mass-mediologo canadese la televisione non è più la stessa. Oggi: la televisione è il cervello tout court. L'Italia non è affatto divisa; non è indecisa (anzi tutt'altro; la percentuale dei votanti è stata molto alta!); non è incerta: il Paese ha votato in maniera saldissima, sicura e vera, ed ha votato in piena coscienza. Perciò i risultati che abbiamo sotto gli occhi non sono dei risultati politici. Sono dei risultati antropologici. Se è vero che poco di politicamente sensato (non volendo essere come minimo capziosi) si può dire sul responso politico di queste elezioni politiche, è altresì vero che moltissimo si può dedurre da questi risultati su chi ha causato questi risultati. Ed ecco perché Nanni Moretti troneggia. Ma il regista romano non si è fermato qui! Nel 2002, in Piazza Navona a Roma, davanti ai maggiori dirigenti della sinistra disse: "Con questi leader non vinceremo mai". In questa frase, ovviamente, l'accento non cade sul mai ma sul vinceremo (secondo la lezione interpretativa kantianamente più universale e necessaria). Anche in questo senso i risultati delle elezioni appena finite hanno dato ragione a Moretti. Il centro-sinistra non solo non ha vinto, il centro-sinistra non ha nemmeno convinto. Quanti voti ha mosso Prodi? Chi ha creduto alla sua proposta politica? Dov'è quell'Italia alla quale egli si è rivolto? In realtà, la sinistra ha avuto solo i voti della sinistra. Il cervello del paese, diremmo, era tutto impegnato da qualche altra parte. Il cervello transitava nelle camere da letto di Maria De Filippi. Un discorso, di natura antropologica, sul Paese che si è espresso ieri alle urne appare a questo punto davvero inevitabile. Messi in mora questi risultati che dicono politicamente molto poco, vengano prelevati di peso gli italiani che hanno votato e ne siano messe a nudo le loro inclinazioni più profonde. Che lo si faccia (è un dovere)! Ma non servirà a nulla.
Per quale motivo?
Perché Moretti ha avuto ragione su tutto ma ha sbagliato il finale del "Caimano". Dal punto di vista antropologico, la condanna di un leader politico, ritenuto colpevole di vari crimini, durante un procedimento giudiziario non causerebbe nessun tipo di rivolta popolare in questo Paese. Dal punto di vista antropologico, una rivolta popolare, invece, sarebbe accaduta davvero se al "Caimano" avessero tolto una delle sue televisioni. Il senso morale e civile che fa nascere l'indignazione (di fronte al verdetto di un procedimento giudiziario ritenuto iniquo) è un' errore di sceneggiatura anche piuttosto macroscopico. Nessun senso morale e civile (che è cosa nobile e grande) nel Paese dove tutto è piccolino, nel Paese del telefonino, dell'attimino, del leccisino e dell'erba del mio vicino. Moretti ha certamente avuto ragione su tutto ma non ha scritto bene il suo finale. Provate a oscurare Italia 1, non salterebbero in aria solo i Tribunali ma anche le Nozze, le Are, le Ere e tutto quanto il cucuzzaro! Dal punto di vista antropologico, l'Italia che ha votato ieri i suoi rappresentati alla Camera ed al Senato della Repubblica ha scelto certissimamente da quale parte stare. Dalla parte dello svago a oltranza, dei cori urlati negli stadi e soprattutto di "Stranamore" condotto da Emanuela Folliero. Non dell'antropologia, della filosofia, della scienza e della cultura. Da ieri, antropologicamente, noi italiani siamo diventati uno schermo.


