Il circo del PD
Alzi la mano chi non prova sincera passione civile verso le ultime in arrivo dal Pd. Dalla trovata youtube di Franceschini che innesta la quarta dopo avere provato l'ebbrezza di fare il traghettatore del vecchio verso il quasi nuovo, salvo poi delegittimare il vecchio per proporsi come nuovo lui stesso, grazie ad un formidabile smacchiatore mediatico, fino all'offensiva del vecchio verso un nuovo discretamente vecchio (Bersani), qualcosa a metà fra il “lavato con Perlana” e il gusto di “Vecchia Romagna etichetta nera”, cioè il centro sinistra che crea inesorabilmente l'atmosfera, quella della riscossa vera. Anzi, della scossa vera. Quella che D'Alema avrebbe evocato per far traballare Berlusconi, l'unico che è vecchio e nuovo come uno yogurt a lunga conservazione, prima ancora che la Procura territoriale dirigesse le sue “osservazioni” sul mercimonio della Asl barese (fortemente improntata dal Pd) dove agiva trasversalmente (tra Pd e Pdl) il fornitore di protesi e di escort Gianpy Tarantini. Il nuovissimo imprenditore barese nelle grazie del sempiterno Berlusconi, con solidi agganci in area dalemiana, la stessa da dove si sarebbero dovute propagare le scosse verso Palazzo Chigi, Palazzo Graziolii e Villa Certosa.
Ora, c'è scossa e scossa. E anche qui, con buona pace dello stagionato D’Alema, le scosse sono state ripartite con un nuovo vecchio strumento di redistribuzione. Il mai troppo superato Manuale Cencelli, regolatore quasi keynesiano di protesi (verso l’Ufficio acquisti della Asl pugliese) e di prezzemoline, trasportate sui voli di Stato verso le residenze dell'infaticabile Cavaliere (un toro, secondo la signora D’Addario).
La novità Vendola, con una prassi tanto irrituale quanto sorprendente, ha improvvisamente azzerato la Giunta pugliese (e di questo, ahi ahi, l’Editoriale l’Espresso non dà notizia), mentre Berlusconi si ritufffava nel lavoro per far dimenticare le notti di Palazzo Grazioli. “Vado a prendere in mano la situazione”, pare avrebbe detto prima di recarsi nell'inferno di Viareggio, forse ricordando una frase analoga che avrebbe pronunciato la D’Addario (rivolgendosi a lui) prima di giacere con il Premier nel letto grande (quello nuovo, ma di vecchia fattura).
Resto con un interrogativo indomabile: cosa penserà di tutto questo Debora Serracchiani, la nuovissima esponente del Pd plebiscitata dalla Rete? La mente mi va a Ecce Bombo, alla triste e sfigata compagnia di Michele Apicella che fa mattina lungo il litorale di Ostia in attesa che passi, appunto, Bombo, lo storico trovarobe della costa romana.
Immaginate se qualcuno avesse chiesto a quel gruppo di giovani comunisti frustrati dal compromesso storico un giudizio sulla “novità” Serracchiani. Sono convinto che avrebbero risposto (fra il serio e il faceto): Serracchiani chi?
[6 luglio 2009]

