Il futuro dei Coen
Eh sì, questa è New York. Siamo nel 1958, anche se ancora per pochi minuti. A mezzanotte saremo nel 1959. Qualcosa sta per cambiare: il nuovo anno, il futuro. Già, la cara vecchia terra si appresta a fare un altro bel giro intorno al sole, e tutti sperano che questo giro sia più vorticoso, più brulicante. In tutta la città saltano i tappi di champagne, al Waldorf Astoria i pezzi grossi ballano, a Times Square i poveri diavoli aspettano per strada che il grande pallone a forma di mela venga fatto cadere da un grattacielo. Tutti cercano di afferrare quell'attimo, quella frazione di secondo per poter dire: ecco, ecco ci siamo, e adesso… [ride] e mentre parlano l'attimo è già passato. Ma sono felici lo stesso, tutti ridono, si divertono, tutti, bè quasi tutti. Veramente ci sono anche delle anime perse che vagano senza meta. Amici, se non siete di New York dovete sapere che lo sport preferito qui si chiama corsa al successo. È un impegno assoluto, che toglie alla gente anche la voglia di festeggiare, di godersi la vita. Queste persone se ne fregano dell'anno nuovo, non hanno speranze, non hanno certezze, non hanno tempo.
Ah, quello che vedete laggiù è Norville Barnes, l'ufficio dal quale sta uscendo è quello del presidente delle industrie Hudsucker, il suo ufficio. Ma com'è arrivato così in alto? E perché ha il morale così basso? Si getterà veramente? Norville vuole davvero spiaccicarsi sul marciapiede? Eh, il futuro è la cosa meno certa che ci sia! Ma il passato...[ride] il passato.
(Joel and Ethan Coen, The Hudsucker Proxy, Usa 1994)
I fratelli Coen sono in Italia: fino a metà dicembre al Noir Film Festival, organizzato dall'infaticabile Giorgio Gosetti. La location del festival farà piacere a Joel e Ethan, abituati, per nascita, ai climi rigidi e freddi. Courmayer, quindi, ha per loro un'aria "familiare". Sempre che la deriva un po' hollywoodiana di alcuni ultimi film non li abbia disabituati a certe atmosfere.
In questo 2005 che ci sta per lasciare abbiamo pensato di rendere un omaggio alla loro presenza in Italia, con l'avvio del loro film Mister Hula Hoop, dove la voce fuori campo introduce la storia parlando proprio del rapporto col nuovo anno e del rapporto degli esseri umani col tempo. Si tratta di concetti che hanno implicazioni filosofiche rilevanti e che il film argomenta con grazia e leggerezza.
La descrizione di certa gente di New York che non ha mai tempo ricorda l'ammonimento heideggeriano sulla necessità di un'infuturazione, quando scrive: "Non avere tempo significa gettare il tempo nel cattivo presente del quotidiano. L'essere futuro dà tempo, forma pienamente il presente e consente di ripetere il passato nel come del suo essere stato vissuto. […] L'esserci, compreso nella sua estrema possibilità d'essere, è il tempo stesso, e non è nel tempo." M. HEIDEGGER, Il concetto di tempo, Adelphi, Milano 1998, pag. 40.
Oppure le varie domande dedicate al futuro della voce over del "narratore" si rintracciano alcuni elementi di comparazione e di mistero: "Il futuro dunque non c'è ancora; se non c'è ancora, non esiste; se non esiste, non si può assolutamente vedere…" AGOSTINO, Le confessioni, Lib. Undicesimo, capitolo XVIII.
Agostino sostiene anche che i tempi sono tre e tutti e tre riferiti al presente:( "…il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro"; Lib. Undicesimo, capitolo XX), che è il solo tempo misurabile, e lo è attraverso il nostro io: "Ma noi possiamo misurare il tempo che passa, e lo misuriamo per la percezione che ne abbiamo"; Lib. Undicesimo, capitolo XVI. Riguardo al passato Agostino sembra argomentare in maniera ancora più precisa, almeno dal punto di vista della capacità di poter raccontare le azioni nel tempo, in quanto immagini fissate nella mente: "Quello che non c'è non si può certo vedere. E quelli che narrano avvenimenti passati non racconterebbero cose vere, se non le vedessero con la loro mente…"; Lib. Undicesimo, capitolo XVII. E ancora, in maniera più precisa (e per noi vicina alla narrazione cinematografica): "…quando si raccontano avvenimenti passati veri, non si tirano fuori dalla memoria gli avvenimenti in se stessi, ma espressioni formate dalle loro immagini che si sono impresse a guisa di orme nell'animo per mezzo dei sensi"; Libro Undicesimo, capitolo XVIII.
Ma il passato può risarcire del mistero di cui poco sappiamo di fronte ad un futuro incerto, come quello del protagonista del film, Norville Barnes, che vediamo in cima al cornicione ai piani alti di un grattacielo, da cui sta per buttarsi di sotto. E il "narratore" ci dice che attraverso la storia che andrà a raccontare potremo sapere qualcosa di più, come un brano senecano ci conferma: "…basta un cenno e il passato ci starà davanti e lo potremo valutare e trattenere…"; L.A. SENECA, De brevitate vitae, Lib.10.
Pare che tutta questa ossessione del tempo fosse condivisa, nel periodo in cui i fratelli Coen stavano girando il film, con il loro collega e amico Sam Raimi, che peraltro diresse i documentari televisivi in bianco e nero inseriti nel film Mister Hula Hoop.
Salutiamo quindi il nuovo anno, il 2006, con un augurio a noi e ai fratelli Coen di continuare a raccontarci storie semplici e complesse al tempo stesso, che mettono d'accordo critica e pubblico.
Buon Anno a tutti.
(A.A.)

