Il futuro dell'India

Gianfranco Cordì

L'India, seconda potenza demografica del pianeta, è in perenne lotta con la Cina, a sua volta: prima potenza demografica, per quanto riguarda lo sviluppo. I fattori della produzione (classicamente intesi come Imprenditore, Capitale e Lavoro) stanno subendo, in questi ultimi tempi, un processo di enorme trasformazione e innovazione in India. Parecchie imprese multinazionali e molti investitori internazionali stanno puntando in maniera massiccia sull'India, che, per parte sua, col piano Bharat Nirman (lanciato dal Presidente Manmohan Singh, appartenente al Partito del Congresso) sta fornendosi di una solida struttura economica nella quale il capitale sta venendo fuori con sempre più forte evidenza. Per quello che riguarda il lavoro: esso è la risorsa maggiore di cui può usufruire questo paese, che ha il dominio quasi esclusivo dell'hi-tech e che sta investendo con notevole successo nella ricerca farmaceutica oltre che in fruttuosi progetti di ingegneria civile. È chiaro che se l'India saprà mettere al giusto frutto quella che è la sua risorsa principale (la demografica) riuscirà non solo a vincere la sfida con la Cina ma anche quella con i processi di globalizzazione. Tre sono i fattori che, in questo senso, essa dovrà cercare di incentivare: riuscire a mantenere basso (come è adesso) il costo della manodopera, qualificare ulteriormente l'enorme bacino di forza-lavoro che possiede (ponendo un freno al fenomeno della fuga dei cervelli che colpisce questo paese come molti altri di quelli che, sino a pochi anni fa, venivano definiti come appartenenti al cosiddetto Terzo Mondo) e spingere ulteriormente questa al consumo. Un mercato in formazione quale è quello indiano, che può contare su cento milioni di consumatori, costituisce già da ora un'opportunità certamente unica per imprese, progetti e iniziative (di natura non soltanto economica) che non deve aspettare altro tempo per essere colta.