Il preservativo in croce

di Alessandro Agostinelli

Quando in Occidente si criticano con ragione le posizioni integraliste dell’Islam che incidono negativamente sui comportamenti sociali, si pensa che la fede non abbia il diritto di invadere il campo del libero arbitrio personale e le scelte dell’individuo. Cosa siamo disposti a dire, invece, quando è la religione cattolica a mettere in discussione la sfera individuale e i comportamenti leciti e legittimi della persona? Per la Chiesa di Roma è più importante l’aspetto teologico-religioso o quello politico-religioso? La Chiesa di Roma crede sufficiente suggerire un atteggiamento ai proprio fedeli o piuttosto ritiene necessario invadere il campo sociale con la propria politica?
Le questioni religiose sono discusse nelle sedi opportune dai vertici vaticani e ben difese dalla vetrina mediatica, mentre la politica si fa in piazza, e oggi sui media. Lo sa bene Papa Ratzinger che lo scorso anno utilizzò i messaggini sms per invitare i giovani al meeting mondiale della gioventù in Australia; lo sanno bene i vescovi della Conferenza Episcopale Italiana e la Segreteria di Stato vaticana che, a distanza di tempo dall’uscita infelice in cui il Papa sosteneva che il preservativo non serva nella lotta all’AIDS in Africa, riprende l’argomento per ribadire quel concetto assurdo e additare tutti coloro che criticarono Benedetto XVI, Belgio in testa.
Quando di mezzo ci sono ragioni politiche il Vaticano non molla. E sostiene adesso che le frasi contro il preservativo, pronunciate dal Papa sull'aereo per l’Africa, sono state “troncate e isolate dal contesto” e usate “da alcuni gruppi con un chiaro intento intimidatorio”. Il comunicato viene a seguito dell’incontro tra l'ambasciatore del Belgio e il ministro degli Esteri vaticano, dove si è parlato soprattutto della risoluzione votata dalla Camera dei rappresentanti del Belgio in cui si criticava l’uscita papale. Adesso il Vaticano “prende atto con rammarico” della determinazione con cui i parlamentari del Belgio hanno condannato le dichiarazioni di Benedetto XVI sul preservativo, e si rammarica di un atto parlamentare che viene indicato come un gesto “inconsueto nelle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno del Belgio”.
Fino a qui le questioni diplomatico-politiche. Poi il comunicato vaticano prosegue:
“Mentre, in alcuni Paesi d'Europa, si scatenava una campagna mediatica senza precedenti sul valore preponderante, per non dire esclusivo, del profilattico nella lotta contro l'Aids, è confortante costatare che le considerazioni di ordine morale sviluppate dal Santo Padre sono state capite e apprezzate, in particolare dagli africani e dai veri amici dell'Africa, nonchè da alcuni membri della comunità scientifica. Come si può leggere in una recente dichiarazione della Conferenza Episcopale Regionale dell'Africa dell'Ovest: Siamo grati per il messaggio di speranza che il Santo Padre è venuto ad affidarci in Camerun e in Angola. È venuto ad incoraggiarci a vivere uniti, riconciliati nella giustizia e la pace, affinchè la Chiesa in Africa sia lei stessa una fiamma ardente di speranza per la vita di tutto il continente. E lo ringraziamo per aver riproposto a tutti, con sfumatura, chiarezza e acume, l'insegnamento comune della Chiesa in materia di pastorale dei malati di Aids”.
Questa parte del comunicato vaticano, appare un po’ claudicante, poiché si sostiene che le parole del Papa contro il preservativo siano state apprezzate “dai veri amici dell’Africa” – come a far intendere che chi diffonde preservativi per aiutare la profilassi contro la diffusione dell’AIDS sia un “falso amico” – e perché si citano non meglio specificati membri della “comunità scientifica” – ponendo a loro sostegno non una dichiarazione di qualche riconosciuto esperto, magari dell’OMS, ma la dichiarazione della Conferenza Episcopale Africana, cioè i vescovi africani…
In buona sostanza sulla questione del preservativo è come se Papa Ratzinger sostenesse che non è consigliabile andare in montagna, d’inverno, per strade innevate con le catene alle ruote dell’auto. Anzi che è meglio non andarci proprio in montagna. Se poi qualcuno, testone, si ostina a voler andare in montagna allora che ci vada con le ruote lisce. Questa sua teoria è sostenuta dai veri amici degli automobilisti (che poi sono quelli che la pensano come lui) e anche alcuni (non meglio precisati) membri della polizia stradale, come si legge nella dichiarazione dei vescovi: Siamo grati per la speranza che il Santo Padre Degli Automobilisti ci ha voluto portare in conforto, qui in montagna, dove noi andiamo a piedi e non usiamo mai l’auto. Questo invito a tenere una fiamma ardente sempre accesa ci pare un po’ un controsenso qui sulle piste da sci, ma comunque faremo il possibile per mantenerla accesa nei nostri rifugi, dove non sapremo più chi ospitare visto che senza catene nessuno si avventura più fin quassù, rischiando la vita a ogni tornante stradale. Certo non vediamo di buon occhio quei pochi depravati che sfacciatamente si ostinano a salire in quota utilizzando le catene da neve alle ruote delle loro auto. Loro dicono che SCIARE sia bellissimo!!! Mah…
 
[18 aprile 2009]