Il sesso delle élites
Il caso Marrazzo è il segnale che la “politica-spettacolo” è divenuta, appunto solo spettacolo, e della più bassa specie. La questione non è rilevante, naturalmente, sul piano strettamente personale. Ognuno può andare a letto con chi vuole, ma quello che colpisce, come in altri scandali precedenti, è la gestione del caso prima e dopo che sia arrivato sui media.
Possibile che un presidente di Regione, uno dei “Governatori”, come li chiamano pomposamente oggi, non sappia che ogni suo movimento è attentamente analizzato e studiato da molti occhi, alcuni istituzionali, altri non statali ma non nemici, altri ancora stranieri e avversari, altri infine imprevisti e lontani? Possibile ancora che un Presidente del Consiglio in carica vada alla festa di una neo-diciottenne senza pensare che la sua mossa non sarà attentamente soppesata a Parigi, Rue Mortier, o alla “Foresta” di Lefortovo, o magari sulle rive del Potomac? E che, probabilmente, nessuno crederà alla sua eterna amicizia per le giovani debuttanti ma, piuttosto, agli addentellati non proprio da Decalogo dei suoi familiari? Insomma, più che le abitudini sessuali fa meditare l’ossessione erotica dei protagonisti, che è segno di problemi psicologici irrisolti, e l’ingenuo delirio di onnipotenza che li contraddistingue. Chi non ha ancora risolto i suoi problemi con quello che Moravia chiamava “Lui”, è strutturalmente ricattabile, e questo crea continua instabilità politica e sistematico sputtanamento del brand nazionale.
Chi arriva a certe cariche politiche, deve avere ben chiaro il vecchio proverbio siciliano che cumannari è megghiu ca futtiri, e che il potere è un afrodisiaco impagabile, meglio di tutte le escort di questo mondo, non solo della Puglia, e che inoltre il potere è una sostanza molto più esaltante di qualsiasi polverina bianca, dura di più e fa persino bene alla salute.
Altrimenti, si mettono in mano cariche delicatissime a absolute beginners che le usano per cuccare, come facevano alle assemblee del “movimento” o nei backstage delle Tv private. E qui viene in mente che il potere, afrodisiaco massimo e polvere magica risanante, si deve dare a quelli che lo sanno usare, sempre secondo il proverbio, questa volta napoletano, che non si deve mettere ‘a fessa in mane ‘a criature.
In Germania, è stato appena eletto vicecancelliere e ministro degli Esteri un omosessuale dichiarato, Guido Westerwelle, leader dei liberali del FDP, e nessuno, in campagna elettorale, ha fatto battute sulla vita privata di Westerwelle. L’attuale ministro degli esteri tedesco, da parte sua, non ha mai annoiato alcuno sulla sua “diversità”. Il Re Juan Carlos di Spagna, malgrado sia nato a Roma, ha sempre gestito le sue numerose amiche (che sono brillanti avvocatesse, direttrici di musei, e non certo quisque de populo della megaperiferia napoletana) con assoluta attenzione e discrezione, senza mai farsi ricattare e, al massimo, sopportando le grida della traditissima Regina Sofia tra i corridoi del palazzo Reale disegnato dal solito italiano, Juvara. Lo stesso Vladimir Vladimirovic Putin, secondo le ultime voci da Mosca, avrebbe “ripudiato” la moglie per mettersi con una giovane e flessuosa deputata del suo partito, ex ginnasta olimpionica. Ma, in tutte queste operazioni, i capi di stato e di governo o i politici di alto livello hanno seguito le regole del savoir faire istituzionale: non si sono messi in condizioni di farsi ricattare, hanno attentamente selezionato le partecipanti all’harem, hanno saputo fin dal primo momento con chi stavano trattando e come evitare eventuali richieste eccessive. Si tratta di allievi di Machiavelli, Mazarino (infatti una figlia illegittima di Mitterrand si chiama proprio Mazarine) e di Torquato Accetto, l’autore della Dissimulazione Onesta.
Tutt’altra pasta rispetto agli allievi di Totò (che pure in privato era davvero il “Principe” De Curtis) e ai figuranti dei cinepanettoni dei Vanzina cha attualmente, per una gnocca o per andare a trovare una “amica” trans vanno in auto blu, fermano la scorta e si allontanano verso il locale della “ragazza”. Essendo peraltro volti notissimi a tutti. Chi non ama il potere in sé e per sé, non è degno di averlo. Il problema però è che gli italiani, che sono bravissimi nella selezione a rovescio, di fronte a un Mitterrand a sinistra o a un De Gaulle a destra avrebbero subito detto “ma chi si crede di essere?” e si sarebbero rivolti immediatamente a un Balanzone, a un distributore di scarpe spaiate prima delle elezioni, a un barzellettiere, a un signor nessuno pieno di vizi privati tali da creare il meccanismo del “perdono” o del “poveretto, lo vedi che anche lui?”.
Secoli di diseducazione politica non spariscono in un attimo, e gli italiani, ancora per molto tempo, continueranno a votare semianalfabeti, cantanti stonati, professori come sopra, imbonitori da osteria, inventori del moto perpetuo, belle fighe, calciatori tatuatissimi, geometri di provincia. Non se ne scappa.
[26 ottobre 2009]

