Inter Mourinho

di Pierantonio Pardi

L’Inter è campione d’Italia e i disoccupati, i sottoproletari, i cassintegrati sono ovviamente tutti più soddisfatti. Ci voleva, in questa Repubblica che sta diventando Impero, tra veline e mignotte, Noemi e Veroniche, e il Silvio furioso, satiro e fauno, novello Dioniso al 75%, un risultato così: una botta alla Signora, alla Lupa e al Diavolo – e che diamine – ai vari Ancelotti, Ranieri mister apollinei, asettici, omologati.
Ci voleva Mourinho, il bel tenebroso, l’uomo beffardo e cinico, che ha imparato l’italiano in tre giorni e il sistema dei media nazionali in due. Un genio.
Se si pensa che i Papi finiscono i pontificati e ancora parlano polacco e tedesco, se si confronta il suo lessico con quello dei vari mister nostrani, analfabeti di ritorno, creature del CEPU, beh… allora c’è di che stupirsi.
Mourinho è un personaggio letterario, sembra partorito dalla penna di Pessoa, suo celebre conterraneo, forse è un suo eteronimo. Ha un carisma percepibile ed è un antipatico che piace, tanto che se n’è occupato anche L’Espresso, è uno che sa di piacere e dispiacere e gioca abilmente su questa strisciante dicotomia, alimentando le chiacchiere nelle botteghe dei barbieri, nei bar di periferia, nei salottini televisivi dove critici accreditati, arbitri in disuso, ex campioni e gnocche da spogliatoio blaterano per ore su fuori gioco e rigori non concessi.
E su di loro gravita l’ombra di Mourinho come un deus ex machina che nessuno osa contraddire, perché ha l’aria di saperne più di tutti, perché si è presentato come “il maestro di color che sanno”.
E ora, per il popolo interista, è diventato un eroe nazionale e poco importa se non ha vinto la Champion (anche se Moratti l’aveva ingaggiato per quello).
E allora: lunga vita a Mourinho!
Perche lui, come scriveva Pirandello, è uno che ha “veramente capito il gioco”.
 
[19 maggio 2009]