Intervista a Kari Hotakainen

Parlando del libro "Via della trincea"
di Marisa Cecchetti

Rimasto solo in una casa che lentamente si svuota, trova un lavoro e arrotonda le entrate come massaggiatore. Nel tempo libero corre come un forsennato, intanto osserva, spia la vita e gli ambienti delle altre famiglie, fino a diventare colpevole di violazione di domicilio.
Matti, finlandese, padre di una bambina e felicemente sposato, è un uomo che ha capito a suo tempo l’esigenza della donna lavoratrice di sganciarsi dagli obblighi della casa. Così si è sostituito alla moglie nella gestione della famiglia, con la conseguenza di aver acquistato tutte le caratteristiche della casalinga frustrata. Uno scambio di ruoli fatto in piena consapevolezza, che tuttavia non evita qualche tensione nella coppia, e un pugno che disgraziatamente arriva in faccia alla moglie.
Questa manifestazione di violenza cambia la vita di tutti e tre. Nella sua improvvisa solitudine mai conosciuta, in un tempo che appare vuoto di interessi, Matti si concentra su ciò che è sempre stato il desiderio della moglie: avere una villetta con giardino. Ma i soldi non bastano. I proprietari delle case su cui ha messo gli occhi diventano oggetto di persecuzione, nella speranza di portarli alla vendita della proprietà a prezzi di favore. Anche l’agente immobiliare è oggetto delle sue manovre che si abbassano fino al ricatto. La casa a tutti i costi, la famiglia a tutti i costi.
Strani personaggi popolano le pagine di “Via della trincea”, titolo che sembra riassumere la lotta stessa del protagonista che ha risposto alle nostre domande.
La famiglia appare l’elemento principale del tuo romanzo. Per avere di nuovo la famiglia Matti cerca disperatamente una villetta familiare: il tuo romanzo vuol essere una voce contro la pratica troppo frequente e facile del divorzio? E’ una voce in favore dei bambini?
Non esattamente. Ho cercato di descrivere le situazioni che vanno lentamente verso il divorzio, le cose che accadono nelle orecchie di Matti, voglio dire nella sua testa. E’ un romanzo sulla ossessione di avere una casa per tenere unita la famiglia, in quel senso la casa è una grande metafora dell’amore e di una vita felice in famiglia.
Nella maggior parte dei casi in un divorzio i figli rimangono con le madri: Matti esprime i diritti e la sofferenza di molti padri?
No, Matti dà voce a quegli uomini che non sanno realizzarsi nelle relazioni.
Nel tuo romanzo ogni famiglia vive sola nella sua villetta o nel suo appartamento, gelosa del proprio giardino e del proprio spazio; c’è una grande crisi di contatti umani e un aumento dell’individualismo. Che cosa possiamo fare per tornare indietro?
Non lo so. Sono uno scrittore che cerca di descrivere ciò che accade.
Nella sua ricerca ossessiva di una casa Matti va contro le regole e la legge: qual è l’opinione dello scrittore sul comportamento del protagonista?
Non voglio incontrare i personaggi del mio romanzo nella vita reale.
Ogni personaggio mostra la sua fragilità umana e molte fissazioni. Il poliziotto appare come l’uomo più vero, capace di unire ragione e sentimento, la legge nelle mani di un uomo giusto: questa è una speranza, un desiderio o la realtà?
Ho incontrato due poliziotti nella mia vita ed entrambi erano cortesi e saggi. In genere il poliziotto è un personaggio buono nel romanzo: lui/lei ci fa conoscere i limiti e la realtà, che cosa si può fare e che cosa non si può. Nei miei romanzi i poliziotti sono sempre dei pensatori. Capiscono che ogni essere umano può fare tutto, anche Matti, che a prima vista è un tipo comune ma nello sviluppo della storia cambia lentamente fino a diventare una persona bizzarra.
 
[18 dicembre 2009]