Intorno a Ferragosto

di Alessandro Agostinelli

Il troppo stroppia - Mi chiama Walter e mi fa: “Vieni a vedere Morgan? Sì, quello di X Factor…”. Poi mi chiama Gloria e mi fa: “Stasera c’è la sagra della ranocchia. Vieni?”. Piero via sms, dice che lui va a vedere il mercatino antiquario. E poi Nicola, Silvia, Paolo… Tutti stasera hanno un impegno e mi vogliono coinvolgere, e io penso di avere troppi amici. Sì, perché, anche con tutta la buona volontà, non ce la farei mai a vedere tutto, a mangiare dappertutto. E mi chiedo: ma non c’era la crisi? La crisi sì, quella patata bollente che tutti si rimpallano e ancora non si è capito se dipende dai musulmani cattivi o da un certo signor Lehman, dalla congiuntura o dalla cinghia dei pantaloni. Ecco, non si fa altro che parlare di crisi, di gente senza lavoro e poi ferragosto alle porte e tutti, belli belli, corrono dietro a festival, concerti, spettacoli, sagre, mercati, festini, brigidini, pizzette e coca cola. Apro il giornale e guardo cosa fare stasera. C’è l’imbarazzo della scelta. Mi piacerebbe ascoltare quel dee-jay inglese all’ora dell’aperitivo sulla spiaggia, poi mi andrebbe un bel piatto di pesce a una sagra di quartiere, poi andrei al concerto, e già che ci siamo potrei finire la notte in un diksco-bar. Se faccio i conti svengo: facciamo 5 euro per l’aperitivo, 25 per la cena, 25 per il concerto, altri 15 per le bevute e poi 20 per la benzina. A furia di 90 euro a serata, facevo prima a partire per i Caraibi. Quindi il problema economico non è irrilevante, ma il punto vero è che se si mettono in fila i giorni dell’estate e le proposte serali, vincono queste ultime per 100 a 1. Sì, perché magari ci sono anche molte manifestazione estive gratuite, soprattutto per i meno giovani e per le famiglie con bambini, ma alla fine una scelta ragionata è praticamente impossibile. Meglio allora lasciar fare al caso. Inutile controllare cartelloni estivi, depliant informativi, calendari degli eventi. Si fa prima ad andare in un posto e beccarsi quel che c’è, perché di sicuro qualcosa c’è. Figuratevi se l’assessorato di turno si lascia scappare l’occasione di animare le piazze cittadine. Ormai l’ozio non è più un valore e sembra che tutti siamo votati a questo supplizio di stressarci anche a ferragosto. Io intanto stasera resto casa. E il giorno dopo, tutti a commentare: “Non sai che mostra d’arte ti sei perso ieri…”. Oppure: “Quel fotografo ha esposto degli scatti dello Yemen, fantastici!”. E anche: “Ti sei perso le coscette delle ranocchie fritte…”. Non sapete cosa vi siete persi voi. Ieri sera avevo aperto le finestre a mestiere che neanche l’architetto. Entrava un bel refolo di vento, proprio in zona divano. La birra era gelata al punto giusto. E Piero Angela a Super Quark ha fatto vedere un servizio sulle zebre da restare a bocca aperta. Toh!
Il ricco lo sa - Invidio moltissimo quei tedeschi che partono da Amburgo in sella alla loro motocicletta Bmw “ottomila” e tutti bardati di pelle, con gli stivali da Terminator, scendono al mare in Italia in meno di 15 ore. Si fanno circa 1200 chilometri nella posizione del pappagallo sul trespolo, ma appena arrivano in campeggio e scendono di moto scaricano la tenda, il sacco a pelo, le padelle, il materassino, le pinne e il tabacco con le cartine. Eta Beta in confronto è un principiante… Primo, da dove se la cavano fuori tutta quella roba? Secondo, come fanno a stare in piedi nei giorni successivi, dopo quel tour de force? Arrivano qui a ferragosto per andare a infilarsi in una di quelle spiagge colme di ombrelloni, borse frigo, lasagne al sugo, canotti e secchielli. È la solita spiaggia presa di mira da migliaia di famiglie, bande di amici, single da strapazzo e genti di ogni sorta che si riversano sul litorale perché è tempo di grandi manovre. Tutti in costume, pronti al gavettone: secchi alla mano, palloncini pieni, fucili a pompa che spruzzano acqua a 6 metri. È un tormentone estivo che ha il suo fascino. Infatti, come dire di no a un rito collettivo che l’italiano riconosce come unico vero status vacanziero? Qui, oggi, tutti si bagnano almeno fino alle ascelle e si riportano a casa la loro dose di sabbia, nel taschino del costume e tra le dita dei piedi. I ricchi lo sanno e stanno alla larga. Infatti, fin dall’antichità chi aveva possibilità economiche tendeva a costruire ville isolate, circondate da grandi parchi, in modo da vivere appartato, rifuggendo la bolgia delle città. E anche nelle vacanze il ricco tende a non confondersi con la marmaglia. Allora perché tutti noi, che ricchi non siamo ma aspiriamo ad esserlo giocando a più non posso schedine del superenalotto, non desideriamo anche l’isolamento, come i ricchi? In prima battuta perché non possiamo permetterci vacanze eslcusive e spiagge appartate, ma poi c’è anche un gusto popolare a mescolarsi, a spendere il ferragosto stretti come sardine sulla stessa spiaggia di sempre. Infatti la meraviglia, il fatto eclatante del ferragosto è che abbiamo proprio intenzione di passarlo tutti insieme. Più calca c’è, più la festività è santificata. In questa maniera non ci risparmiamo neppure un altro fenomeno di massa, certo più delirante del precedente. Infatti, a differenza del turista tedesco motomunito, a noi vacanzieri della domenica tocca una eccezionale coda in auto per il fatidico rientro serale.
Il guinzaglio di Facebook - Si riconoscono subito. Anche sotto l’ombrellone. Sono attaccati al cellulare, o maneggiano il blackberry senza sosta. Sono i forzati della tecnologia, sempre in tiro, sempre sotto pressione, mai disposti ad abbandonare la loro plancia di comando. Ma non c’è solo il telefonino a mantenere alto il valore dello stress pure nel periodo dell’anno che dovrebbe essere maggiormente dedicato all’ozio e al dolce far niente. Quest’anno potrà capitare di imbattersi anche in alcuni esseri strani che non hanno nessuna intenzione di privarsi di un’appendice quotidiana, il computer. È notizia recente che alcuni stabilimenti balneari abbiano messo a disposizione la connessione wi-fi per internet (gratuita e senza fili), in modo che i clienti del bagno possano usare il computer del posto o meglio portarsi appresso il proprio infernale aggeggio, anche solo per spedire una mail o postare sul profilo di facebook qualche pensiero sagace sulle vacanze in corso. C’è il single che arriva in scooter e tenta di fare colpo su tutta la spiaggia sguainando il suo Mac in veranda. Qualcuno lo guarda, quasi intimorito, pensando che il poveretto stia finendo una relazione importantissima, invece sta solo guardando una clip porno e ne ride su skype con l’amico che è rimasto in ufficio. C’è la mamma che piazza i figli sulla battigia a costruire castelli di sabbia e armata di computerino si lancia in una chat su facebook con le amiche. Si sta parlando di minoranze esigue, certo. Tuttavia sono fenomeni di estremismi da dipendenza tecnologica destinati a crescere, perché quando la magica parolina gratis aleggia nell’aria noi italiani non diciamo mai no. E allora perché non lasciarsi tentare dalla navigazione in internet sulla spiaggia, se non pago la connessione? Vuoi mettere il gusto di stare sulla sdraio e intanto mandare una mail al collega sfigato rimasto in ufficio, tanto per fargli invidia? Alla fine non ci liberiamo mai dagli oggetti, non stacchiamo mai davvero la spina. Tutto ciò che ci tiene legati al lavoro e alle occupazioni ordinarie ci scorta fin sulla spiaggia perché non sappiamo fare a meno del nostro guinzaglio giornaliero: una buona dose di social networking, la nostra razione di relazioni virtuali. Basta non fare la fine dei due personaggi di un film brasiliano che si incontrano per strada dopo tanto tempo. Tentano di parlarsi, ma a ognuno di loro squilla a turno il telefonino e la loro conversazione faccia a faccia non comincia mai, tanto che alla fine decidono di telefonarsi. E si parlano così, via cellulare, uno di fronte all’altro.
[16 agosto 2009]