IOANNES PAULUS II

Alessandro Agostinelli

Karol Wojtyla
è morto alle 21.37 del 2 aprile

Karol Wojtyla

PAPABILE
2 aprile - ore 9.37 pm

La prossima volta non sarà tanto diversa da adesso, perché il mondo è già cambiato, anche per mano sua. Papa Giovanni Paolo II, Karol Wojitila, è stato abile a cambiarlo. Non l'ha fatto da solo, ma ha aiutato un processo di affrancamento dalla pratica di minorità procurata dal comunismo sovietico e poi si è concentrato sulla critica al capitalismo. La prima cosa è andata a buon fine, la seconda stenta ancora a partire.
Che tutto ciò abbia prodotto benefici all'umanità non si può stabilire. Certamente ha contribuito ad uscire dal secolo breve, chiudendo per sempre il Novecento. Certamente ha contribuito a promuovere più diffusamente il cattolicesimo nel mondo, operando per una crescita di interessi religiosi anche da parte di altre testimonianze. Il ministero di Giovanni Paolo II è stato improntato ad alcuni concetti fondamentali: la difesa della vita, la difesa del mistero della fede, la difesa della pace sul progresso. Di fronte a questi temi il Papa non ha esitato ad andare controcorrente e a stabilire criteri e limiti che molti hanno pensato premoderni.
In questo sembra aver semplicemente rispecchiato i suoi tempi storici. Alla stregua di quanto l'epoca di Giovanni XXIII si è appollaiata attorno ai gesti di naturalezza e apertura del "Papa buono".
Il pontificato di Wojtila è stato sicuramente forte e abile, quanto la sua persona fisica, negli ultimi anni è stata minata da disabilità sempre maggiori e frequenti. Nella sua parabola di vita si riscontrano molte narrative evangeliche, e ciò ha prodotto un regime comunicazionale della sua figura papale molto enfatica sulla quale tutti stanno già imbastendo la retorica dell'informazione.

ESSERE O APPARIRE A ROMA
9 aprile

Sono stato a Roma.
Ci sono andato per lavoro, anche se può sembrare la scusa di uno scettico, perché tutti erano là per il Papa.
Tutti i mezzi di informazioni hanno giustamente enfatizzato il fatto che la città eterna sia riuscita a ospitare circa tre milioni di pellegrini senza un incidente e che tutto si sia svolto nel migliore dei modi.
Dal vivo o per tv, tutti hanno assistito al grande evento che, per qualche giorno o qualche ora, ha fermato il mondo: silenzio e cordoglio negli uffici pubblici di tutta Italia, l'Empire State Bulding spento nella notte di New York, polacchi in piazza e nelle chiese a pregare, messa in filodiffusione nella metropolitana di Roma, e molto altro.
Sarebbe una facile battuta notare che, al pari dell'Islam, anche la Chiesa di Roma ha un'autorevolezza potente sulla vita dell'Occidente. Tuttavia il dato più interessante sembra essere un altro. Mi riferisco al senso profondo del viaggio verso Roma e quindi verso la religione che può fare un pellegrino del 2005.
Sui treni speciali che arrivavano a Roma, o sugli aerei che hanno trasportato persone influenti al funerale del Papa, così come sui pulmann in arrivo da ogni paese europeo, il dato eclatante di questo viaggio verso il Vaticano è stato il bagno di folla e non la riflessione interiore o la preghiera solitaria per interiorizzare in sé il senso più alto del messaggio religioso di un Papa come Wojtyla che pure aveva un afflato mistico notevole.
Il punto vero è che i pellegrini del passato investivano sul viaggio verso la cristianità il peso della riflessione, l'ascolto personale della parola di Dio.
E i pellegrini di Giovanni Paolo II volevano essere o apparire a Roma? Alcuni di loro rispondevano al telefonino in Eurostar, spiegando al cugino che andavano a vedere il funerale del Papa globetrotter, del pontefice mediatico, e così via…
Nel frattempo il governo, la protezione civile, le forze dell'ordine hanno fatto a gara ad accaparrarsi gli elogi di una macchina organizzativa perfetta che ha permesso a moltissimi di poter fotografare il cadavere del Papa col telefono cellulare e a circa tre milioni di persone di partecipare a questo unico e irripetibile reality show della religione.