Italiani all'estero

Alessandro Agostinelli

Per Mirko Tremaglia gli "italiani all'estero" sono un pacchetto di sua proprietà, e si risente se le cose non vanno come devono andare. Del resto lui è abituato agli ordini da eseguire, più che all'ordine democratico. Un po' come Berlusconi, inneggiato come "duce" a Napoli, e che, qualche sera fa, a domanda (con le verifiche delle schede, il risultato potrebbe cambiare?) ha risposto: "deve cambiare!"
Anche a sinistra c'è sempre stata l'idea che gli italiani all'estero fossero tutti dei conservatori, monarchici o ex-fascisti. E questo è il segno di quanto lavoro ci sia da fare per recuperare non solo amici potenti in giro per il mondo (come pensava di risolvere l'ex presidente del Consiglio), ma per acquisire davvero un ruolo internazionale, dal punto di vista dei rapporti con gli altri Paesi, specie dove abbiamo tradizionalmente buoni rapporti (mondo arabo soprattutto), e dal punto di vista dei rapporti con i nostri connazionali o ex-connazionali all'estero.
Tutti sanno che gli italiani in Italia sono circa 60 milioni. Pochi sono a conoscenza che gli italiani all'estero sono quasi l'equivalente.
Gli italiani all'estero non sono un pacchetto di voti per questo o quel governo, ma un patrimonio enorme per la diffusione della nostra cultura, delle nostre capacità individuali e sociali, intellettuali e relazionali, per la diffusione della nostra lingua e delle nostre tante tradizioni meticce.
Il fatto che la maggioranza dei voti sia andata al centrosinistra - con buona sorpresa di tutti - deve far riflettere sui luoghi comuni che attanagliano la politichetta italica di questi ultimi anni e convince più di tutti gli editoriali dei politologi alla moda, che gli italiani all'estero hanno anche letto stampa poco annacquata, dove Berlusconi veniva raccontato in tutte le sue numerose (troppo numerose) contraddizioni e conflittualità private e non come uno statista vittima o dell'opposizione o degli alleati.