JFK: KERRY COME KENNEDY?
Il carisma e la democrazia
intervista a Corrado Augias
Non mancano i colpi bassi in questa campagna elettorale americana.
Un video elettorale, favorevole a Bush e promosso dall'organizzazione Citizens United, mostra i conti del parrucchiere e dell'abbigliamento di Kerry, il suo panfilo e le sue proprietà immobiliari. Poi mostra lo sfidante accanto a Ted Kennedy, con la voce fuori campo che ridendo ironizza: "Un altro liberal che dice di essere uno di voi...." Kerry aveva giocato sulle stesse iniziali del Kennedy più amato d'America, JFK, e i repubblicani cercano di mettere in ridicolo l'uno e l'altro.
Abbiamo cercato di saperne di più da un esperto di cose americane: Corrado Augias che durante gli anni '60 seguì da vicino la campagna elettorale di Bob Kennedy, e oggi guarda con attenzione a Kerry.


Caro Augias, molti hanno giocato sulle iniziali di John F. Kerry per fare il paragone con il più famoso John F. Kennedy. Quali sono le analogie e le differenze tra i due JFK?
Questa analogia gode della comune derivazione dal Partito Democratico che è un partito molto attivo e radicato tra i ceti e i gruppi sociali che lo votano. Per certi versi è l'unico grande partito americano simile ai vecchi partiti europei, chiaramente con le dovute specificazioni, visto che la politica americana e quella europea sono profondamente differenti. C'è da dire che attualmente i nostri partiti, anche quelli italiani schierati nel centrosinistra si stanno un po' "americanizzando" e perdono un'aderenza profonda alla gente e al territorio, ma questo è un altro discorso…. L'analogia tra i due JFK però soffre di una differenza di carisma enorme. E il carisma non si inventa: o uno ce l'ha o non ce l'ha - si può sprigionarlo anche stando in silenzio, come faceva a volte Kennedy. Così, al grande carisma di Kennedy e anche di Clinton si associa uno scarso carisma di Kerry. Kennedy e Clinton erano grandissimi oratori; Kerry è un bravo senatore che però ha sbagliato tutta la prima parte della sua campagna elettorale, parlando soltanto della guerra nel Vietnam che non interesseva a nessuno e che in parte gli si è rivolta contro, attraverso le accuse di lassismo patriottico da parte del presidente in carica.
L'America dei tempi di Kennedy è molto diversa dall'America odierna?
Kennedy aveva molti terreni da dissodare. Pensiamo soltanto alla questione dell'integrazione razziale. Allora c'erano problemi molto grandi dentro l'America. Non dimentichiamo che JFK, quello vero, mandò la Guardia Nazionale armata per tutelare l'ingresso dei ragazzi neri in una scuola dell'Alabama…
Lei prima ha accennato a Clinton come un grande presidente…
Sì, lo è stato. Anche Clinton ha dovuto e voluto affrontare uno dei problemi primari per la democrazia, dato che in America il diritto alla salute non è esteso a tutta la popolazione e i costi da pagare per ognuno sono altissimi. La sua riforma della sanità, che Bush ha cercato di limitare e scalfire, è stata una dura battaglia con il Congresso, ma Clinton ha resistito e ha fornito possibilità di cura in più ai cittadini, anche se non è riuscito a fare tutto quello che voleva.
E Kerry che cosa si trova di fronte?
A parte la guerra in Iraq, Kerry sta puntando larga parte della sua elezione sui due temi più sentiti attualmente da buona parte del popolo americano: equità e lavoro. Cioè un'America più vicina alle classi medie che limiti gli abusi e gli interessi dei Bush, sia più giusta e dia una prospettiva di occupazione e lavoro.
Queste sono le elezioni presidenziali americane di cui i media hanno parlato di più e anche quelle più discusse all'estero. C'è un motivo specifico?
È vero: c'è molta attenzione anche in Eruopa per questo voto, a differenza di molte elezioni precedenti, forse anche più significative, che però erano solo una cosa americana. Le ragioni di tutto ciò sono sostanzialmente due. La prima è che la situazione in Iraq ha drammatizzato la campagna elettorale. La deludente presidenza di Bush jr. ha trascinato gli Stati Uniti nella cosiddetta guerra preventiva, credendo di poter sconfiggere in maniera "chirurgica" il nemico. In realtà siamo in mezzo a una guerra pretestuosa che va per le lunghe e soprattutto per questo la presidenza Bush è una delle peggiori che ci siano mai state negli Usa. La seconda ragione, forse più futile, è che nel 2000, la vittoria di Bush è stata molto risicata, se non si è trattato addirittura di una sconfitta mascherata da vittoria e quindi adesso è cresciuto il senso della sfida tra due tipi di intendere l'America. In questi momenti si riproduce un senso di incertezza e anche di gara.
Di solito il presidente uscente aveva sempre avuto un margine maggiore di vantaggio sullo sfidante. Il testa a testa dell'ultimo preriodo tra Bush e Kerry è causato anche dalla forte esposizione mediatica di Kerry, dovuto alle primarie democratiche, che dal punto di vista di metodo hanno funzionato bene?
A questo punto il problema è la sorpresa, perché, viste le penultime elezioni, ci sono valutazioni da fare che pongono qualche problema sul senso della democrazia americana. Infatti la più grande democrazia del mondo, la nazione fondata sulla libertà di tutti i cittadini, in realtà è una democrazia fragilissima. Il sistema elettorale americano è contorto e presta il fianco a errori e brogli. Insomma, gli americani non fanno altro che decantare i pregi del loro sistema statale però, nel momento più importante di una democrazia rappresentativa, cioè le elezioni, è facilissimo imbrogliare.
Sì, pare incredbile che una democrazia così matura possa basarsi su un sistema elettorale così imperfetto…
In passato non è mai successo niente di clamoroso e non ci sono stati problemi perché le vittorie erano più nette, non lasciavano adito a "interpretazioni". Quello elettorale è un vero problema per gli Stati Uniti. Loro basano il loro sistema sui grandi elettori, cioè un numero di rappresentanti che poi a loro volta votano il presidente. Da noi funziona così soltanto l'elezione del Presidente della Repubblica.
E il cittadino che cosa deve fare? Come si vota?
Questo è un altro aspetto per noi incredibile. Cioè il fatto che nessuno ha diritto al voto se non lo vuole. Negli Usa nessuno ti manda a casa il certificato elettorale. Se un cittadino vuole votare deve fare un gesto volontario impegnativo, non gli basta presentarsi alla cabina elettorale. Un elettore americano ogni volta deve andare a iscriversi alle liste elettorali, fornendo tutte le informazioni sulle sue intenzioni e poi, una volta che è stato schedato, potrà andare a votare.
Pare che stavolta siano stati molti a iscriversi per votare. Ci sarà meno astensionismo che alle precedenti elezioni e ciò può favorire lo sifdante. Secondo lei c'è bisogno di Kerry alla Casa Bianca?
L'America deve riprendere il suo sogno? Certo. Nessuno al mondo, e tanto meno l'America ha bisogno di un uomo primitivo e rozzo come Bush. Questo signore ha fatto approvare una legge che limita la libertà, altro che discorsi sulla democrazia e la libertà per tutto il mondo. Il Patriot Act viola alcuni principi fondamentali della democrazia americana. Pensate che cosa è accaduto nella prigione di Abu Ghraib e cosa continua a succedere nella prigione di Guantanamo.
Altro che democrazia!



