João Paulo Cuenca, UNA GIORNATA MASTROIANNI

Cavallo di Ferro, Roma 2008, pag. 120, Euro 12,50.
narrativa
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Peccato che a un titolo così suggestivo non corrisponda un romanzo altrettanto intenso. La storia è banale: due amici (reali o immaginari, non si capisce fino in fondo, e poco importa), si affannano in giro per la città assolata e piena di personaggi quasi magici, alla ricerca del trucco di vivere senza pensieri e problemi, una specie di flaneurs rinnovati in cerca di alcol ed emozioni.
La traccia ispiratrice è l’attore italiano Marcello Mastroianni e la dolce vita, ma in una dimensione certo meno profonda e tutta giocata sulla superficialità della gioventù alle prese col dolce far niente.
Le intenzioni dei protagonisti sono velleitarie come le pagine di metaromanzo che intercalano la scansione delle ore delle due giornate alla Mastroianni. Infatti, insieme al percorso della storia narrata, l’autore inserisce una sorta di dialogo fantasmatico tra un ipotetico se stesso autoreferenziale e un’entita autoriale onniscente. Il mescolamento della rappresentazione del significante con il senso più letterale della vicenda si districa soltanto alla fine, ma ci pare davvero ci sia poco da chiarire e da svelare, perché nel frattempo l’andamento del percorso narrativo è talmente farcito di aggettivi inutili, di spiegazioni ridondanti, di eccessi linguistici, di iperboli filosofeggianti, che parecchio prima della fine il lettore ha già cominciato a sbadigliare grandemente.
Allora l’operazione si rivela forse per quel che davvero era: posizionare un romanzetto con arie da pamphlet narrativo-semiotico in un sistema letterario, quello italiano, dove solo il titolo avrebbe certamente colpito l’acquirente. Un classico esempio di business letterario dove si gioca esclusivamente sulle peculiarità extratestuali per fare il gioco delle vendite in libreria.
Peccato che l’azzardo si intuisca fin dal primo capitolo.

Alessandro Agostinelli